Sicurezza
Cooperazione colposa in bancarotta semplice Indagato anche Biffoni
Il sindaco coinvolto nell’inchiesta come presidente della Provincia Il procuratore: «È l’ultimo atto dell’indagine salvo colpi di scena»
PRATO. «Ci tenevo ad essere trasparente e avvisare in prima persona tutti: ho ricevuto un invito a comparire come indagato per il crac del Creaf». Matteo Biffoni, sindaco Pd di Prato, anticipa tutti e rende noto l’avviso di garanzia per “cooperazione colposa in bancarotta semplice” notificatogli in qualità di presidente della Provincia. Lo fa con un sorriso unito a un malcelato fastidio per essere coinvolto nell’indagine sul fallimento del “Centro ricerche e alta formazione” di via Galcianese, più noto a tutti con l’acronimo Creaf. Un’operazione costata milioni di euro di soldi pubblici senza che l’impresa abbia mai avviato le attività. Un progetto a cui lo stesso Biffoni ha messo fine presentando i libri in tribunale. Così come quest’atto, a detta del procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, «è l’ultimo dell’inchiesta, salvo eventuali colpi di scena, perché non ci sono altri indagati».
Un’indagine che vede coinvolte (vedi box in alto a destra) altre quattro persone, tra cui il predecessore di Biffoni in Provincia Lamberto Gestri. Ai cinque la procura contesta a vario titolo responsabilità nella bancarotta del centro ricerca. In sostanza la magistratura inquirente contesta agli amministratori del centro di ricerca, di cui la Provincia di Prato è socio di maggioranza, di aver chiesto il fallimento in ritardo rispetto a quanto dovuto. «Nella vicenda del Creaf c’è stato un momento in cui si poteva capire che non c’era più alcuna possibilità di andare avanti», spiega il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli. Il titolare del fascicolo peraltro precisa quale sia questo periodo: «Il bilancio chiave è quello relativo al 2011. Tutti gli addebiti partono da quel momento».
Un esercizio precedente alla gestione Biffoni che, in qualità di presidente della Provincia, ha amministrato per un anno e mezzo prima di dichiarare il fallimento nel 2016. Se in quei 18 mesi abbia o meno commesso dei reati colposi lo dirà il prosieguo dell’inchiesta. «Lo avremo ascoltato comunque come testimone – sottolinea il procuratore Nicolosi –. Tuttavia abbiamo preferito fare questo interrogatorio garantendoli le garanzie di legge e per questo abbiamo deciso per l’invito a comparire».
Parole che quasi sembrano rassicurare l’indagato Biffoni, che peraltro ammette di averlo messo in conto: «Questo atto non mi fa piacere, ma quando fai l’amministratore e ti occupi della cosa pubblica ti prendi tutto il pacchetto».
«Le scelte procedurali più corrette non sempre coincidono con il clima politico», aggiunge il suo avvocato Giuseppe Maria Nicolosi (quasi omonimo del procuratore capo) alludendo all’altro versante che si apre con l’avviso di garanzia. Perché Biffoni è anche sindaco di Prato oltre che della Provincia. Ed è presidente di Anci Toscana oltre che personaggio chiave del Pd in questo difficile momento politico.
E sembra legata a doppio filo con la politica, la scelta di convocare in tutta fretta, ieri mattina, una conferenza stampa. Biffoni ha prima svelato di essere indagato da venerdì scorso. Poi ha sottolineato che «la cooperazione è colposa e la bancarotta è semplice e non fraudolenta». Infine ha ricostruito la vicenda dal suo punto di vista: «Al Creaf ho trovato una situazione molto complicata e la Provincia come istituzione era nel pieno della riforma Delrio – sottolinea –. Ho provato a sistemare il sistemabile per salvare 20 milioni di investimenti. Ma è un percorso che alla fine ho chiuso».
«Sento di aver agito sempre nell’interessa della cosa pubblica», ha aggiunto Biffoni, che però si deve preparare ad affrontare la tempesta in una stagione politica complicata per il partito e decisiva per lui visto che la corsa per le amministrative 2019 è già iniziata.
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