Il Tirreno

Prato

Minori costrette a prostituirsi Arrestate due sorelle e un uomo

di Pasquale Petrella
Minori costrette a prostituirsi Arrestate due sorelle e un uomo

Operazione dei carabinieri del Nucleo investigativo dopo la denuncia di una diciassettenne che ha subito anche uno stupro di gruppo da parte del marito della madama e di alcuni suoi amici

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Aveva riscaldato sui fornelli della cucina una pentola di acqua per potersi lavare, solo che nel tragitto per arrivare in bagno aveva urtato un mobile e parzialmente rovesciato l’acqua addosso alla bambina, figlia della madama. E’ bastato questo perché nei suoi confronti il padre della bimba - che comunque non ha riportato ustioni degne di nota - mettesse in atto, come punizione, uno stupro di gruppo. Ed è stata questa ulteriore e terribile violenza che ha fatto traboccare il vaso della sopportazione e convinto la giovanissima nigeriana a denunciare ai carabinieri la sua condizione di “schiava sessuale”.

Tre mesi di indagini da parte del Nucleo investigativo dei carabinieri di Prato, guidati dal maggiore Vitantonio Sisto, sotto la direzione del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Angela Pietroiusti, e in carcere, con le gravi accuse di tratta di esseri umani, violenza sessuale su minori e sfruttamento della prostituzione con l’aggravante della minore età, sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria, poi convalidato in arresto dal giudice Angela Fantechi, due sorelle di 34 e 40 anni e il marito di quest’ultima di 49, tutti di nazionalità nigeriana e residenti in un appartamento di un condominio in via Ferrara nel quartiere del Soccorso.

Dopo la denuncia della diciassettenne, che è stata messa in una struttura protetta fuori regione, i carabinieri hanno cercato conferme sulla storia da un’altra minorenne nigeriana che era fuggita da quella stessa realtà e si trovava in un’altra struttura protetta, pur non avendo denunciato quello che era stata a sua volta costretta a subire. Quest’ultima dopo una iniziale ritrosia, ha confermato il racconto dell’altra ragazza e fatto emergere la tratta delle giovanissime schiave del sesso. In pratica le due sorelle e l’uomo avevano un filo diretto con la Nigeria e facevano arrivare in Italia attraverso i tragitti dei disperati, ovvero prima il deserto a piedi, poi la Libia e quindi l’attraversamento del Mediterraneo su un qualche barcone, giovanissime nigeriane da destinare al mondo della prostituzione. I carabinieri hanno appurato che nell’appartamento di via Ferrara venivano ospitate dalle cinque alle sette ragazze fra i quindici ed i diciassette anni, che dovevano riscattare un debito di trentamila euro a testa per il viaggio, oltre alle spese per il loro mantenimento fino al riscatto.

Per ora resta senza conferme oggettive il racconto delle due denuncianti circa un presunto grave ferimento con un coccio di bottiglia di un’altra giovane ospitata nella casa di via Ferrara.

I luoghi dove si prostituivano erano prevalentemente i giardini della Stazione ferroviaria centrale di Prato, oppure il parco delle Cascine a Firenze oppure si spingevano anche in Versilia, verso Viareggio, sempre comunque solo in orario pomeridiano. Normalmente non avevano un controllore ma guai a tornare senza un cospicuo gruzzolo la sera. Ogni mancanza veniva punita con cinghiate o violenze sessuali di gruppo, quando il capofamiglia decideva di chiamare dei connazionali con cui punirle. Connazionali che sono in fase di identificazione. L’inchiesta ha appurato - come già emerso in altre indagini - che queste giovani nigeriane, quando approdano sulle coste dei porti siciliani o calabresi, sanno già dove andare e le famiglie in Nigeria ne hanno perfetta coscienza. Anzi, a volte, sarebbero proprio i famigliari a consolarle nei momenti tristi e ad invogliarle a proseguire per pagare il debito e diventare, in futuro, a loro volta delle madame.

La trentaquattrenne arrestata non è nuova alle forze dell’ordine. Era già stata arrestata nell’ottobre del 2016 dalla Squadra mobile per traffico internazionale di stupefacenti. I poliziotti la fermarono al ritorno del suo quarantacinquesimo viaggio fatto ad Amsterdam in Olanda con oltre un chilo e duecento grammi di eroina divisa in ovuli, in parte nascosti nello stomaco e in parte nella vagina, per un valore al dettaglio di circa trecentomila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa