Sicurezza
Nella Piana un aeroporto senza polemiche
Prato, tra San Giorgio a Colonica e Paperino il campo di volo del Gruppo modellistico pratese
PRATO. Altro che diatribe sul prolungamento della pista di Peretola, qui si vola davvero appena il tempo lo permette. E senza polemiche. 40mila metri quadrati, 4 ettari, una pista su erba ben tenuta di 100 metri, un’area per i modelli di elicottero, un gruppo di persone che si sta arricchendo di esperienza e impegno. Il Gruppo modellistico pratese, il suo quartiere generale da diverso tempo lo ha qui nella piana, fra San Giorgio a Colonica e Paperino. E qui, gli appassionati di aeromodellismo dinamico, così si chiama, possono volare quando vogliono “anche di notte” come dice Giacomo Pallanti, del consiglio direttivo dell’associazione. Ad ora i soci sono una quarantina, fra vecchi e nuovi amanti degli aerei, del volo e dell’aria aperta fra questi campi dove un tempo, oltre 40 anni fa, fu prospettato di costruire il vero aeroporto internazionale della Toscana. Cose vecchie ormai, archiviate. Ma adesso c’è il G. M. P. (acronimo dei modellisti pratesi), un club che ha già un’età matura, fondato nel 1971 con 47 anni di esperienza.
E non solo si vola, ma si può fare qualsiasi attività all’aperto che abbia a che fare con il modellismo, da quello nautico a quello terrestre. I laghetti in zona non mancano, la piana ne abbonda oltre alle gore. Di certo, invece, è che pochi si immaginerebbero, arrivando qui fra i meandri delle stradine fra Sant’Angelo e San Giorgio, verso le “Miccine”, di trovare un aeroporto in miniatura con tanto di pista di decollo regolamentata e ufficiale, aree di disimpegno e ristoro, reti di protezione, persone e aeromodelli, dai più piccoli ai più sofisticati, fino a quelli a reazione (propulsione a kerosene o aviobenzina), lunghi anche 3 metri. Ed è tutto all’aperto. Un discreto vento da nord est allunga la “manica di vento”, la classica manica a vela che si vede in ogni aeroporto. È tesa, il vento da moderato si fa forte e gli aeromodelli stanno fermi, per oggi. Solo i più esperti di volo riescono anche in queste condizioni a mandare gli aeromodelli fra le nuvole, perché di questo si tratta considerando che molti modelli con radiocomandi professionali coprono un raggio orizzontale di 4 chilometri e in altezza diverse centinaia di metri. I modelli più costosi sono in fibra di carbonio, i motori degli aeromodelli sono a scoppio o jet a reazione, tutto uguale come nella realtà. Come se ci trovassimo davvero dentro un vero e proprio aeroporto. Oltre al volo poi c’è la scuola di volo.
Qui al “campo” di via Larga c’è anche la scuola per principianti, dove si imparano le manovre, si impara a capire cosa siano le “termiche”, si inizia a masticare il linguaggio dell’aviazione, ad usare radiocomandi e flap, a fare un decollo e un atterraggio senza complicazioni. Le abilità acrobatiche arriveranno dopo, «perché fin dall’inizio è fondamentale non fare danni – dice Pallanti – e compromettere l’aeromodello che una volta caduto è da gettare e un modello per principianti, tolto il motore, ha comunque un costo di 150 euro minimi». E c’è l’istruttore col quale si fanno i primi voli, che usa (come in una scuola-guida) un radiocomando per correggere le manovre del principiante.
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