Il Tirreno

Prato

Sei precaria? Niente congedo parentale

Maria Lardara
Martina Tricoli insieme a Giovanni Santi del Nidil Cgil (foto Sproviero/Batavia)
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Martina Tricoli insieme a Giovanni Santi del Nidil Cgil (foto Sproviero/Batavia)

Prato, manca una circolare dell’Inps per applicare la norma prevista dal Job act per i lavoratori parasubordinati: il caso “pilota” di una biologa in vertenza alla Cgil

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PRATO. Quel sacrosanto diritto Martina ce l’ha. E ha provato a esercitarlo come mamma precaria, biologa di 39 anni con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa che la lega a un’onlus scientifica di Firenze. Congedo parentale fino a sei mesi per poter stare a casa con la propria bimba di 10 mesi. Possibile, almeno sulla carta, grazie al “Jobs act del lavoro autonomo” che è legge dal 22 maggio 2017. È passato quasi un anno ma ancora l’Inps non può erogare questa forma di sostegno alla maternità perché manca una circolare applicativa. Martina Tricoli, lavoratrice parasubordinata iscritta alla gestione separata dell’Inps, in tasca una tessera del Nidil della Cgil, ha dovuto scoprirlo a proprie spese quando ha fatto richiesta di congedo parentale all’istituto di previdenza. Niente circolare dell’Inps, niente congedo, con buona pace di Martina costretta a rientrare al lavoro a febbraio. Il suo diventa così un caso-pilota a livello nazionale sollevato negli uffici di piazza Mercatale: al quartier generale del Nidil Cgil nazionale non risultano situazioni analoghe. Ma le tutele esistono.

Cosa dice la legge. In principio fu il decreto SalvaItalia che dava la possibilità anche alle lavoratrici parasubordinate di usufruire di tre mesi di congedo parentale al termine del periodo di maternità. Era il 2012 e già all’epoca, sempre a Prato, si verificò un caso analogo a quello di Martina. Se ne occupò sempre la Cgil e Il Tirreno raccontò la storia di Daniela Bagattini, professionista con partita Iva. Le fu negato il congedo dall’Inps perché mancava, anche in quel caso, la circolare applicativa arrivata dopo un anno. S'arriva al 2017: il Jobs Act estende a sei mesi il congedo fino ai 3 anni di vita del bambino, pari al 30% dello stipendio. Ma Martina per ora ha usufruito solo di tre mensilità di maternità facoltativa, quelle già previste dal governo Monti.

Cosa e successo a Martina. La giovane biologa diventa mamma nel maggio 2017. A settembre le scade la maternità obbligatoria e, a quel punto, Martina si rivolge al patronato Inca per chiedere all’Inps il congedo. I primi tre mesi le vengono riconosciuti, gli altri tre no. «Mi trovo ad aver usufruito di due mesi, dicembre e gennaio, che inizialmente secondo l’Inps non mi toccavano. Così a febbraio sono rientrata al lavoro anche se per legge dovrei ancora avere altri 29 giorni di congedo - racconta la biologa - Ci si sente come mamme di serie B, con meno tutele rispetto a chi è dipendente». La cifra è quasi simbolica: l’Inps dovrebbe erogare 280 euro, due mesi appunto di congedo. Ma non è per i soldi. «Il fatto è che si parla di un bonus non rimandabile nel tempo, funzionale all’esigenza di una neo mamma lavoratrice», fa notare il segretario del Nidil Cgil Giovanni Santi . Serve, insomma, che da Roma l’Inps si dia una mossa con la circolare applicativa.

Cosa fa la Cgil. L’istituto di previdenza avrebbe “congelato” per il momento la pratica di Martina. Rimane il problema. «Invitiamo a rivolgersi ai nostri uffici tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori della gestione separata che hanno diritto al periodo di astensione dal lavoro dopo la nascita del figlio – auspica Santi - È importante fare pressione sull’Inps ora più che mai».


 

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