Il Tirreno

Prato

Crac pilotato di Stefan: "Condannate Videtta"

Paolo Nencioni
Crac pilotato di Stefan: "Condannate Videtta"

Il pubblico ministero chiede due anni e otto mesi per l’amministratore e una pena più lieve per la figlia. L’accusa è di aver distratto milioni di euro

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PRATO. Si avvia alla conclusione il processo a carico dell’ex amministratore della catena di supermercati Stefan, Giuseppe Videtta, e della figlia Stefania, accusati di aver causato il dissesto dell’azienda e di aver sottratto milioni di euro ai bilanci.

Mercoledì 11 aprile il pubblico ministero Lorenzo Boscagli, davanti al giudice dell’udienza preliminare Francesco Pallini, ha chiesto la condanna a due anni e otto mesi di reclusione per Giuseppe Videtta e a due anni e quattro mesi per la figlia Stefania. Una richiesta di assoluzione è arrivata invece per Adriano Pieroni (difeso da Alberto Rocca) che era accusato di essere stato l’amministratore di fatto di Stefan dal 1992 al 2013, l’anno in cui fu dichiarato il fallimento della società, e di non luogo a procedere per Carlo De Ambrosi, coinvolto anche lui come amministratore di fatto. Altri imputati minori rischiano il rinvio a giudizio e il gup deciderà nell’udienza del prossimo 9 maggio. Il principale imputato, Giuseppe Videtta, ha chiesto il patteggiamento, ma quasi certamente non gli verrà concesso in base a una norma che, nel caso di reati fiscali come quelli di cui è accusato, consente di patteggiare solo dopo aver risarcito, cosa che Videtta non ha fatto. Ma ai fini pratici per lui non cambia niente perché il pubblico ministero ha annunciato che, in caso di ricorso al rito abbreviato (l’alternativa al patteggiamento) chiederà comunque una condanna a due anni e otto mesi.

Giuseppe e Stefania Videtta furono arrestati il 16 aprile 2015 con l’accusa di aver distratto 3 milioni di euro dagli incassi della catena di negozi e altri 6 milioni grazie ad alcune casse che non erano collegate alla contabilità. Per questo all’epoca il giudice per le indagini preliminari, su proposta del sostituto procuratore Antonio Sangermano, dispose il sequestro preventivo di beni per 10 milioni di euro.

Due anni prima si era conclusa tristemente l’avventura di un gruppo che era arrivato ad avere 70 punti vendita e 700 dipendenti distribuiti per lo più in Toscana, ma anche in Liguria, Emilia Romagna e Lazio. La tesi della Procura era che la crisi di Stefan (un crac da 150 milioni) sia stata pilotata per avere il tempo di distrarre una parte dei fondi. La sentenza è attesa per il 9 maggio.


 

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