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Gli Amici dei musei: "Se i quadri sono tornati è merito nostro e della Soprintendenza"

Francesco Albonetti
La Crocifissione di Giovanni Bellini
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La Crocifissione di Giovanni Bellini

Prato, l'associazione rivendica il proprio ruolo nella vicenda della collezione della Galleria Alberti. Intanto il sindaco annuncia: "Faremo di tutti per rendere le opere fruibili alla città nel più breve tempo possibile"

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PRATO. C’è ancora qualche ostacolo da superare prima che le famose opere della Galleria degli Alberti scippate a Prato nel 2011 dalla Banca Popolare di Vicenza tornino a tutti gli effetti patrimonio della città. Buona parte dei preziosi quadri, fra cui il Crocifisso di Giovanni Bellini, sono custoditi in un caveau in una delle ex sedi della banca liberate da Intesa San Paolo. I quadri sono lì, arrivati alla spicciolata già da gennaio, ma sulla notizia gli attori in gioco - dal Comune a Banca Intesa fino commissario liquidatore - avevano concordato per il massimo riserbo, caduto solo in questi giorni con una soffiata. Il destino delle opere, che sono di proprietà dell'ex Bpvi ora in liquidazione coatta, è però tutto da scrivere.

Quel che è certo è che le opere non potranno più lasciare la città, visti i vincoli imposti dalla Soprintendenza. «Il primo importante obiettivo è stato raggiunto - dice il sindaco Matteo Biffoni - Adesso manca il secondo, che è quello di rendere i quadri fruibili alla città. Gli ostacoli da superare, legati a questa intricata vicenda, sono dovuti agli obblighi dell’amministrazione coatta di monetizzare il più possibile il patrimonio in liquidazione, fra cui i quadri. Ma anche le giunte rivendicazioni dei creditori che vogliono fare in modo di beneficiare di un’eventuale vendita delle opere. E resta poi pendente il ricorso al Tar contro il vincolo posto dalla Soprintendenza sul quadro del Bellini». «Noi ci siamo detti già disponibili ad ospitare la galleria nel Palazzo Pretorio, ma andrebbe bene anche Palazzo Alberti, anche se ha bisogno di interventi di messa in sicurezza. Vorrei fare un regalo alla città già nei prossimi mesi».

Argomentazioni simili sono quelle affidate sul suo profilo Facebook dall’assessore alla cultura Simone Mangani: «A giusta distanza dalle polemiche, a fari spenti, il Comune di Prato ha sempre lavorato in stretto accordo con la Soprintendenza e con gli altri attori coinvolti affinché questo obiettivo fosse possibile prima e realizzato poi». Tra gli artefici principali del rientro c’è l’associazione Amici dei musei, presieduta da Giorgio Arter e assistita dall’avvocato Mauro Giovannelli: fu proprio l’associazione nel 2014 a inoltrare istanza alla Soprintendenza per il riconoscimento del vincolo di sede della collezione.

«Non condivido questo prendersi le mostrine da ufficiali da parte degli amministratori comunali - dice Giovannelli - A ciascuno i suoi meriti, ma se senza quella diffida degli Amici de musei e senza il decreto della Soprintendenza di Firenze del febbraio 2017 che ha posto i vincoli sulla collezione e di quella veneta che ha svincolato il Bellini, non si sarebbe potuto ottenere niente. È stato un atto dovuto e la strada da percorrere prima che le opere tornino fruibili alla città è ancora lunga: pendono un ricorso al tar ed uno al presidente della Repubblica».

«Nelle comunicazioni del Comune sulla vicenda viene omesso completamente il ruolo avuto nella vicenda dall’associazione degli Amici dei Musei di Prato – gli fa eco il vicepresidente Sergio la Porta - la quale per prima, e con il solo supporto dello studio dell’avvocato Mauro Giovannelli e di una equipe di esperti e studiosi di storia locale, ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica il problema della “diaspora” della Galleria, e, sempre in solitaria corsa, ha portato avanti le istanze della città depositando un ricorso al Tar affinché fosse posto dalla competente Soprintendenza un vincolo sull’intera collezione".

"Quello dell’Ass. Amici dei Musei è stato un atto coraggioso promosso - prosegue La Porta - fin dall’ottobre del 2014, contro una controparte all’epoca molto forte e influente (la BPV era lontana dalla sua successiva e certificata agonia), che avremmo auspicato essere stato rafforzato dal supporto di altre Istituzioni e/o organizzazioni che avevano nelle proprie “mission” le nostre stesse finalità".

"Così purtroppo non è stato, e per completare la notizia pubblicata ieri, e anche per onorare la verità dei fatti, è doveroso precisare che se la Collezione è tornata in città lo si deve principalmente all’esecutività del vincolo giuridico emesso dalla Soprintendenza, che ha decretato come l’insieme delle opere della Collezione fosse da considerarsi un “unicum” non smembrabile, e, al tempo stesso, ha sancito la loro sede naturale nel territorio pratese".

"Patti, contratti e accordi privati tra alcune delle varie parti in causa (Comune, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Confindustria Toscana Nord, liquidatori della BPV e Banca Intesa), succeduti a partire dal gennaio 2017 e miranti a riportare le opere in città, non hanno prodotto alcun vincolo giuridico - continua il comunicato degli Amici dei musei - Anzi, sono stati sconfessati da una parte degli stessi sottoscrittori (liquidatori della Banca in primis), i quali hanno impugnato dinanzi al Tar il provvedimento di vincolo, di fatto sconfessando quanto precedentemente pattuito".

"L’unico punto fermo nella vicenda, che ha portato al ritorno delle opere della Collezione, è rappresentato dalla vittoria ottenuta dalla nostra Associazione attraverso le “carte bollate”, quelle stesse carte che qualcuno in origine aveva giudicato “non appropriate” per la soluzione dell’intricata vicenda. Allo stato attuale dei fatti, non tutto si è ancora concluso: pende un ricorso al T.A.R. promosso dai liquidatori della BPV, un ricorso al Presidente della Repubblica per il solo quadro della “Crocifissione di Vincenzo Bellini che qualcuno vorrebbe legato al territorio veneto, e soprattutto è precaria la reale proprietà dell’intera Collezione, ad oggi sul mercato in attesa di una offerta da parte di possibili acquirenti. La stessa possibile fruibilità delle opere da parte della cittadinanza è attualmente un’incognita difficilmente prevedibile, legata agli sviluppi della futura proprietà".

"La nostra città, se unita e coesa, su tutte queste questioni avrà in mano molte carte da giocare - conclude La Porta a nome dell'associazione - La partita non si è ancora conclusa, ma certo con il ritorno delle opere della Collezione si è avviata verso una soluzione più favorevole per la nostra comunità".

 

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