Il dolore
Prato capitale delle università straniere
L'intera giornata del 13 aprile sarà dedicata a un'iniziativa per scoprire l’impatto sociale e culturale degli atenei sulla città
PRATO. Un’intera giornata, quella di venerdì 13 aprile, dedicata all’impatto sociale e culturale che le università straniere presenti a Prato hanno in città. L’appuntamento “Prato campus: Towards a new academic identity”, aperto a tutti, è organizzato dall’università New Haven e si terrà, a partire dalle 9 fino alle 17,30, presso l’aula magna del Pin. Un modo per affrontare l’importanza che le università rivestono per Prato. All’incontro parleranno i responsabili della New Haven, del Pin, della Monash e del Beacon college approdato a Prato nel 2017. Ci sarà anche il sindaco Matteo Biffoni e responsabili di altre università.
«Tutti noi – spiega Kevin Murphy preside della New Haven – parleremo del perché siamo a Prato e non in altre città italiane come Firenze o Roma. In Italia ci sono più di 150 scuole americane, un terzo di queste è a Firenze. Ma noi, invece, siamo a Prato ormai dal 2012. Qual è, quindi, l’impatto che le università hanno sulle persone, sugli alberghi, sui negozi di Prato. Ma anche di come vivono qui gli studenti, gli insegnanti e tutto lo staff. Quello che desideriamo – prosegue il professor Murphy – è creare un forum per parlare con la città e per parlare fra di noi università. Ecco che quanti vorranno partecipare alla data del 13 sono i benvenuti con le loro domande. Sarà un modo per confrontarsi, riflettere, dialogare ed anche immaginare il futuro. Prato è cambiata tanto negli ultimi 20 anni e in questo cambiamento va notata la crescita delle università. E se altre cose non funzionano l’ambito universitario, invece, sta andando bene. E proprio il tema docenti-ricerca potrebbe dare nuova identità».
Il preside della New Haven spiega, poi, che gli studenti stranieri a Prato non studiano e basta. Ma sono inseriti nel tessuto della città durante il loro periodo di permanenza. «Penso – dice – a chi fa volontariato, a quanti sono andati a insegnare al Cicognini o alle Mazzoni e poi agli scambi di conversazione e alle amicizie che sono sbocciate. Sono coinvolti nella vita cittadina e si confrontano con tante culture qui presenti». Piero Ianniello è docente presso l’università americana e anche lui sarà uno dei relatori all’appuntamento del 13 aprile.
L’insegnante spiega che la conferenza sarà articolata in tre parti cominciando proprio dalla sezione che si chiama “Perché Prato?”’ «Era il 2001 quando qui sbarcò l’università australiana – ricorda – Poco dopo siamo arrivati noi e nel 2017 il Beacon college in forma sperimentale. Prato è una città più piccola rispetto alle altre dove sono concentrate le sedi universitarie e questo è uno degli aspetti che vede terreno fertile per una interazione più forte. Una città piccola è vero ma che offre, comunque, i vantaggi simili a quelli di città più grandi e geograficamente collocata bene. E poi – termina Ianniello – questa è una città multiculturale. E in America l’immigrazione viene studiata».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
