Sicurezza
"L'ho conosciuto su Facebook e poi mi ha violentata"
La denuncia di una studentessa che punta il dito contro un giovane operaio. Lui dice che il rapporto è stato consenziente. Il pm chiede una condanna a 5 anni
PRATO. Il corteggiamento iniziato su Facebook è sfociato nell’incontro faccia a faccia, che secondo una studentessa all’epoca sedicenne è finito con una violenza sessuale, mentre stando alla versione di un operaio di 23 anni è stato un rapporto sessuale consenziente. Dove stia la verità lo dovrà decidere il giudice dell’udienza preliminare nel processo che vede imputato l’operaio, per il quale il pubblico ministero Lorenzo Boscagli ha chiesto ieri, 5 aprile, una condanna a cinque anni di reclusione.
Secondo quanto è emerso nel corso del procedimento, i fatti risalgono al luglio 2014 e la denuncia contro l’operaio, all’epoca ventitreenne, è stata presentata nel mese di settembre. Sarebbe stata la madre della ragazza a scoprire che era successo qualcosa alla figlia. La sedicenne infatti fu ricoverata in ospedale dopo una serata forse un po’ troppo alcolica con gli amici e la madre, controllando i messaggi sul suo telefonino, ne scoprì alcuni che lasciavano intendere che ci fosse stato un rapporto sessuale non consenziente. Per questo convinse la ragazza a denunciare il fatto.
Nella prima denuncia la ragazza avrebbe detto di essere stata molestata da un uomo che conosceva forse di vista, che l’avrebbe fatta salire a forza sulla sua auto, portata in un posto isolato e violentata. Quando invece è comparsa davanti al giudice Isidori nell’audizione protetta ha raccontato una storia un po’ diversa, e cioè che si era vista con un ragazzo conosciuto su Facebook, che si era appartata in auto insieme a lui e che aveva detto di no quando lui, dopo averla fatta salire sui sedili posteriori, aveva insistito per un rapporto completo. Un rifiuto, dice lei, ignorato dal giovane. Lui non nega che ci sia stato un rapporto sessuale, ma dice che è stato consenziente, e non è stato nemmeno l’unico.
Come in altri casi di questo genere, non essendoci altri testimoni, il processo si deciderà sulla credibilità delle due parti. La difesa, rappresentata dall’avvocato Gabriele Terranova, punta sul contenuto di alcuni messaggi e sui tabulati telefonici. Per questo il giudice non ha pronunciato la sentenza ieri ma ha rinviato di un paio di settimane per consentire a un tecnico di integrare gli accertamenti. In particolare ci sarebbe un messaggio nel quale la ragazza, dopo il “fattaccio”, chiede al giovane operaio di vedersi. Lui le risponde che ha già preso un impegno con gli amici e successivamente lei si sarebbe sfogata con un’amica dicendo che lui aveva abusato di lei. Una versione, questa, che andrebbe a favore della difesa ma alla quale non crede la parte civile, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Nicolosi. Una volta acquisiti i risultati degli ultimi accertamenti tecnici, il giudice pronuncerà la sentenza il prossimo 19 aprile.
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