Il Tirreno

Prato

Sei indagati per l'estorsione a un ex bancario

Una pattuglia dei carabinieri
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Una pattuglia dei carabinieri

Chiuse le indagini su un gruppo di calabresi che sarebbe riuscito a farsi consegnare 80.000 euro dal professionista che aveva chiesto aiuto dopo aver subito un raggiro di 120.000 euro ed è finito dalla padella nella brace

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PRATO. La Procura di Prato ha chiuso in questi giorni un'indagine a carico di sei persone, tutte originarie della Calabria, che sono accusate di estorsione ai danni di un ex bancario senese residente a Prato. L'inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore Egidio Celano e i fatti risalgono a un anno fa, ma sono stati resi noti oggi, 31 marzo, per tutelare la riservatezza delle indagini.

Secondo quanto riferito dal Nucleo investigativo, il principale indagato è Vincenzo Marchio, imprenditore edile che da anni vive e lavora a Prato, titolare di un'impresa edile con sede in via Cava. A lui si era rivolto l'ex bancario per chiedergli di aiutarlo a recuperare un'ingente somma di denaro vantata nei confronti di un pregiudicato milanese. Il bancario infatti sostiene di essere stato vittima di una truffa per 120.000 euro, ma il milanese non aveva alcuna intenzione di risarcirlo, e così il bancario aveva chiesto aiuto a Vincenzo Marchio, non sapendo che sarebbe andato incontro a guai peggiori.

Marchio e i suoi complici, spiegano i carabinieri, hanno lasciato intendere di essere vicini ad alcune famiglie della 'ndrangheta calabrese. A spalleggiare l'imprenditore edile sarebbero stati Giovanni Minarchi, residente a Reggio Emilia, Marco Giardino e Rocco Marchio, residenti a Isola Capo Rizzuto (Crotone). I tre dunque partono dai loro luoghi di residenza e si mettono a disposizione di Vincenzo Marchio. Dopo qualche tempo comunicano al bancario che l'opera di convincimento sul pregiudicato milanese ha avuto successo e chiedono 80.000 euro per l'intermediazione. Il bancario fiuta la trappola e rifiuta, ma i quattro, spiegano ancora i carabinieri, si insediano nella sua abitazione e lo minacciano, imponendogli per un paio di giorni la loro presenza. Si fanno anche pagare una cena in un ristorante del centro e lo seguono in tutti i suoi spostamenti.

Alla fine riescono a imporgli il pagamento degli 80.000 euro mediante due bonifici on line su un conto corrente di una "testa di legno". Qui entrano in scena due complici, Umberto Ferrara di Serravalle Pistoiese, che secondo i carabinieri è un prestanome di Marchio nella gestione di una cooperativa edile, e Marianna Martino, moglie di Minarchi. I soldi estorti al bancario finiscono su conti correnti d'appoggio e poi vengono divisi sui conti degli indagati in Toscana, Emilia Romagna e Calabria.

In questi giorni il sostituto Celano ha inviato agli indagati l'avviso di chiusura indagini. Non sono scattate misure di custodia.

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