Gioco
In forse il festival estivo "In Sant'Orsola"
Prato, i giardini, causa cantiere nel vecchio ospedale, necessitano di un’uscita di sicurezza che prevede l'apertura nel muro storico ma c’è chi si oppone
PRATO. Nemmeno fosse la breccia di porta Pia». Sfogo con citazione storica che serve a stemperare la rabbia di Francesco Querci, presidente del consorzio Santa Trinita. Ma la sua rabbia potrebbe essere quella di oltre 20mila pratesi che l’anno scorso hanno partecipato alle 35 serate di “In Sant’Orsola” e che ora rischiano di dare l’addio a una delle manifestazioni forse meglio riuscite degli ultimi tempi nel centro storico.
«Al 99% il festival estivo non si farà: i giorni subito dopo Pasqua saranno cruciali». Parola di Querci. Tutto nasce dal “no” di un gruppo di residenti di via Sant’Orsola all’ipotesi di aprire un varco sul muro trecentesco confinante con i giardini che quest’anno dovrebbero ospitare anche i campi estivi per bambini. Il motivo? Quella “porta” di un metro e mezzo di larghezza sul muro funzionerebbe da uscita di sicurezza dai giardini durante il cantiere per la demolizione del vecchio ospedale.
«Un’ipotesi residuale, nel caso che la consegna del cantiere avvenisse a luglio (quasi certa, ndr) – precisa Querci - Se, come sembra, l’aggiudicazione dei lavori da parte dell’Asl è prevista per maggio, non sarà possibile parlare prima con la ditta che si occuperà dell’abbattimento del Misericordia e Dolce. Ecco perché, nel frattempo, avevamo pensato a un piano B». Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’esposto firmato da 80 residenti (che sono però anche dentro il consorzio) unito a una question time della capogruppo di Forza Italia Rita Pieri. «Sappiamo che l’opera viene ritenuta sproporzionata rispetto agli interessi coinvolti – tuona Querci - L’apertura di un varco temporaneo per 35 giorni non vale l’opera di 365 giorni l’anno svolta da un consorzio?» Che, dal canto suo, si sarebbe accollato la spesa dei lavori per aprire e chiudere il varco al termine dei 35 giorni di eventi e, due giorni fa, avrebbe rassicurato i residenti lasciando carta bianca sulla scelta dei preventivi e della ditta per intervenire.
«Quel muro ha bisogno comunque di restauro – dicono dal consorzio – L’abbiamo difeso quando volevano buttarlo giù nel primo progetto del parco urbano». A questo punto si apre un bivio: o i residenti autorizzano la breccia sul muro, o il Comune deve forzare la mano. In ogni caso, serve il semaforo verde della Sovrintendenza che potrebbe dilatare ancora i tempi. Ma la bella stagione è alle porte e presto la macchina organizzativa per il festival dovrebbe mettersi in moto. C’è di più: la rassegna estiva rappresenta una fonte di introiti per finanziare le attività che, da quattro anni a questa parte, porta avanti il consorzio per riqualificare il quartiere (l’ultima iniziativa è la gestione delle fioriere del Comune senza un euro di rimborso). «Non c’interessa organizzare eventi, il nostro obiettivo è la riqualificazione urbana», rimarca Querci».
E poi ci sono gli sponsor che hanno investito in passato. Come Marco Burani del supermercato Naturasì: «La sponsorizzazione è legata alla riqualificazione dei giardini. Cambiare location non ha senso». Il Comune avrebbe proposto di spostare il festival in versione ridotta nel cortile di Santa Caterina oppure negli spazi del Cicognini. Ricorda il vice del consorzio Massimiliano Meoni: «Ci dimentichiamo di com’erano i giardini di Sant’Orsola cinque anni fa, prima di prenderlo in gestione, in balia di spaccio e degrado».
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