La protesta
La consigliera M5S Silvia La Vita: «Condannata a mia insaputa»
Dovrà risarcire Fonderia Cultart per alcuni post su Facebook: «Ma non mi è stato notificato nessun atto»
PRATO. Silvia La Vita dice di essere stata condannata a sua insaputa. La consigliera comunale del M5S giura di aver appreso solo sabato 24 che dovrà risarcire la cooperativa Fonderia Cultart con 5.000 euro per alcuni suoi post pubblicati su Facebook a cavallo tra il 2014 e il 2015 nei quali sollevava dubbi sui rapporti tra l’amministrazione comunale e Fonderia Cultart che in più occasioni si era aggiudicata l’organizzazione di importanti eventi cittadini come il Settembre pratese. Lo ha deciso a settembre il giudice di pace.
Già venerdì, interpellata dal Tirreno sulla questione, La Vita aveva assicurato che non c’era alcuna condanna nei suoi confronti, tanto che in mattinata, sempre su Facebook, poteva permettersi di postare: “Nemmeno dopo il disastro elettorale il Pd ce la fa a dire: non vogliamo un condannato per peculato come seconda carica dello Stato. Niente, sono fatti così, dritti verso l’estinzione”. Un messaggio che col senno di poi poteva diventare un boomerang, anche se ora la consigliera dice che la condanna del giudice di pace non può essere assimilata a una condanna penale e non avrà effetti sul piano disciplinare interno del Movimento. «Lunedì comunque - ha spiegato ieri - verificherò presso la cancelleria del Giudice di pace l’esistenza di un fascicolo a mio carico e, in caso di esistenza, la regolarità delle notifiche. Comunico inoltre fin d’ora di aver dato mandato ai miei legali per la tutela della mia immagine e quella del M5S che rappresento».
Che ci fosse una sentenza di condanna, peraltro, non era stato in grado di confermarlo venerdì nemmeno Francesco Fantauzzi di Cultart, che invece ieri ha firmato un lungo commento insieme agli altri soci della cooperativa nel quale ricorda di aver tentato di trovare un accordo amichevole con Silvia La Vita, scontrandosi con la sua indisponibilità. «Per questo - scrivono - ci siamo trovati nella condizione di procedere con la richiesta di condanna alla riparazione delle conseguenze lesive che la diffusione delle notizie infamanti ha realizzato alla reputazione e all’immagine della nostra attività. Un percorso che abbiamo affrontato nel silenzio dei media. Infatti, ai numerosi attacchi pubblici da parte della signora Silvia La Vita, attraverso i media locali e i social network, messi a punto sistematicamente nei nostri confronti, abbiamo deciso di non rispondere ma affidarci al Giudice di pace. Per nessuno di noi è stato semplice incassare giorno dopo giorno questi attacchi che, attraverso il discredito sociale generato, hanno messo a dura prova la vita professionale e personale dei nostri soci e collaboratori. Le persone a noi più vicine hanno sempre saputo della nostra onestà e trasparenza, ma hanno comunque dovuto vivere con noi quei sentimenti inevitabili di delusione e rammarico di fronte ad illazioni infondate e pesanti come aver paragonato la nostra impresa a quelle di “mafia capitale”. La notizia della condanna della signora La Vita ci rende orgogliosi si aver continuato con dedizione e serietà il lavoro che svolgiamo nel settore della cultura e dello spettacolo e ci permette di guardare ai progetti futuri con rinnovata fiducia».
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