Il Tirreno

Prato

I genitori di Giulio Regeni: «Grazie Prato, qui siamo a casa»

Paolo Nencioni
Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, il ricercatore italiano ucciso in Egitto
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Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, il ricercatore italiano ucciso in Egitto

Claudio e Paola hanno ritirato il premio “Città aperta” in memoria del figlio ucciso in Egitto ma hanno preferito non rilasciare dichiarazioni dopo le polemiche sulla tortura del magistrato Zucca

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PRATO. «Grazie Prato, grazie Toscana. Qui ci volete bene, ci troviamo come a casa nostra». Lo ha detto Claudio Regeni, il padre di Giulio, giovane ricercatore ucciso due anni fa in Egitto, che insieme alla moglie Paola ha ritirato ieri nel salone del consiglio comunale il premio giornalistico-letterario “Prato città aperta”, giunto alla terza edizione e dedicato alla cultura migrante in Italia.

Introdotti dal sindaco Matteo Biffoni, Claudio e Paola sono stati gli ospiti d’onore di questa edizione e hanno fatto un breve intervento di fronte al salone gremito di gente, ma hanno evitato di rilasciare dichiarazioni prima e dopo la cerimonia. Troppo recente, forse, l’eco delle polemiche seguite a un incontro cui i genitori di Regeni hanno preso parte insieme al sostituto procuratore generale di Genova Enrico Zucca. Quest’ultimo si era chiesto come possa l’Italia pretendere chiarezza sulla morte di Giulio Regeni, il cui corpo è stato ritrovato al Cairo il 3 febbraio 2016, quando ai vertici della polizia ci sono funzionari condannati per aver torturato i giovani manifestanti durante il G8 di Genova. Parole che hanno provocato la dura reazione del capo della polizia Franco Gabrielli, che le ha definite accuse infamanti.

Ecco perché ieri i genitori del ricercatore ucciso al Cairo, e per la cui morte ci sono forti sospetti sugli apparati di sicurezza egiziani, hanno preferito rimanere lontani dai microfoni, fatta eccezione per quello della cerimonia.

Claudio Regeni ha ricordato che a Vaiano è stata promossa la pagina Facebook “Verità e giustizia per Giulio Regeni”, che conta oltre 32.000 adesioni e che contribuisce a tenere alta l’attenzione sulla dolorosa vicenda.

«Siamo qui per portare avanti la nostra lotta - ha detto il padre - e per sostenere tutti i Giulii e tutte le Giulie che subiscono questi torti». Paola Regeni ha mostrato un mazzolino di fiori che le è stato donato da un bambino che frequenta la terza elementare a Vaiano. «Non so che cosa gli abbiano raccontato esattamente della storia di Giulio - ha detto - ma lui ha capito e questa è la dimostrazione che se ne può parlare con tanto amore».

Tra i premiati di “Prato città aperta” figurano la giornalista di Rai News 24 Angela Caponnetto, Leila El Houssi dell’Università di Padova, il sindaco di Riace Domenico Lucano, l’attore Ascanio Celestini, il registra Moni Ovadia ed Enzo Infantino.

Celestini, prima di ripartire per Genova dove è impegnato in teatro, ha sottolineato la necessità di raccontare le storie delle vittime della violenza con le parole di quando erano in vita e non solo le circostanze della loro morte: «Ci accorgeremmo che sono persone normali, come tutti noi».
 

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