Il Tirreno

Prato

 

Non ci fu premeditazione: pena scontata a Bartoli

La villa di Carraia dove avvenne la tragedia
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La villa di Carraia dove avvenne la tragedia

Prato, nel 2012 uccise la moglie e tentò il suicidio. La Corte d'assise d'appello ha accolto la richiesta di attenuanti generiche e la condanna passa da 18 a 14 anni

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PRATO. Il 12 aprile del 2012 Mario Bartoli, allora 56 anni, uccise la compagna Gianna Toni di tre anni più giovane, con un colpo di pistola alla testa nella villa dove i due vivevano da separati in casa a Carraia, nel comune di Calenzano. Il proiettile ferì di striscio anche la figlia sedicenne e poi lo stesso Bartoli si sparò alla testa. Sarebbe stata una tragedia assoluta, se il tentativo di suicidio del geometra fosse andato a buon fine: l’uomo riuscì solo a perdere l’uso delle gambe ed oggi vive su una sedia a rotelle, forse la condanna maggiore.

Ieri, mercoledì 21 marzo, dopo varie traversie giudiziarie, il processo è arrivato a conclusione davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze, dove Bartoli si è trovato per la seconda volta dopo che i difensori Alberto Rocca e Francesco Bevacqua avevano impugnato la sentenza di secondo grado in Cassazione perché, a loro giudizio, al primo Appello non era stato tenuto conto dello sconto di pena per la mancanza di premeditazione. Questa volta il giudice Di Benedetto ha dato ragione alla difesa, riconoscendo l’assenza di premeditazione ed anche le ulteriori attenuanti generiche.

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La sentenza finale porta così la pena a 14 anni, con lo sconto di ulteriori due rispetto alla condanna dell’Appello. Di cui sei anni già scontati in carcere a Pisa. «Non è una vittoria perché in tragedie come queste non vince nessuno – commenta l’avvocato Rocca – però il procuratore ha riconosciuto quanto noi sostenevamo, cioè che non c’è stata premeditazione nel gesto estremo del geometra di Calenzano, così come lasciano intendere dei messaggi da lui lasciati dove annunciava che si sarebbe ucciso, mentre solo nell’ultima fase ha pensato di coinvolgere anche la moglie. Ma vogliamo anche che l’uomo si faccia portavoce di chiunque trovandosi in quella condizione psicologica capisca che uccidere e uccidersi non è mai la soluzione». (f.a.)
 

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