Sicurezza
«Non ci fu razzismo in campo»
La procura sportiva chiude la vicenda che vide coinvolto un anno fa un ragazzo dell’Hp Maliseti
PRATO. Assolto perché il fatto non sussiste. È questa la sentenza del tribunale della Federazione Italiana Sport Rotellistici in merito alla vicenda che lo scorso aprile ha visto tacciato di comportamento razzista ai danni di un coetaneo di colore del Cgc Viareggio un giovane atleta (minorenne) della società Hockey Maliseti Prato. La notizia era rimbalzata in fretta dalla pista laniera del PalaRogai fin sui social network scatenando un'ondata di unanime sdegno da parte di tifosi (viareggini e non solo) e appassionati di hockey su pista. Tanto che, stigmatizzando tale comportamento, il presidente bianconero Alessandro Palagi aveva deciso di presentare un esposto immediato alla procura federale per far luce sulla vicenda.
Il fatto. L'accaduto risale al 9 aprile 2017 durante la prima sfida-spareggio tra le due formazioni Under 17 per accedere alla Coppa Italia di categoria. A pochi minuti dal termine del primo tempo un giocatore di colore del Cgc Viareggio reagisce in modo scomposto all'avversario rifilando un colpo con il pattino al coetaneo steso a terra. L’arbitro estrae il cartellino rosso all’indirizzo dell'atleta viareggino che ben presto però rende noto di aver subito offese razziste e discriminatorie ("nero di m..." la frase che, secondo quanto riportato anche agli atti della corte federale, gli sarebbe stata rivolta in più di un'occasione) non solo in pista ma anche dagli spalti. La partita prosegue e si conclude, ma la vicenda si sposta sui social scatenando una vera baraonda tra manifestazioni di sostegno al giovane di colore (tra cui quella, molto condivisa, del campione viareggino Mirko Bertolucci) e lo sdegno generale di tifosi e appassionati.
Il processo. È passato quasi un anno da allora: mesi interi in cui il tribunale federale ha svolto le opportune indagini, ha ascoltato testimoni della vicenda e visionato filmati e prove presentate da entrambe le parti in causa. Anche perché le accuse mosse dal procuratore federale (al giovane atleta pratese e alla società Maliseti Prato) erano gravi e prevedevano sanzioni pesanti con ammende di centinaia di euro e fino a 3 mesi di squalifica. Poi, lo scorso 2 marzo, è arrivata la sentenza: il fatto non sussiste. Fin da subito il presidente dei lanieri Guerino Esposito aveva smentito quanto riportato dalla società bianconera ma a pesare sul giudizio del tribunale della Fisr sono stati soprattutto il referto arbitrale (che non fa alcun accenno a frasi, pronunciate in pista o sugli spalti, aventi contenuto razzista), le relazioni dei testimoni (che parlano di offese ritenute non gravi e non discriminatorie dagli spalti in seguito al fallo di gioco costato l'espulsione all'atleta viareggino) e i filmati della partita.
Le reazioni. «Per noi è finito un incubo lungo un anno». A parlare è il padre del giocatore del Maliseti assolto dal tribunale federale. «Mi è dispiaciuto soprattutto - dichiara - che molte persone del mondo dell'hockey si sono permesse sui social network di prendere posizione senza conoscere i fatti, mettendo alla gogna mio figlio. Abbiamo letto sui social offese e anche qualche minaccia che hanno creato un clima molto teso, tant'è che già in vista delle partite di ritorno giocate a Viareggio, un anno fa, io e sua madre abbiamo presentato alla questura di Prato gli screenshots dei post che circolavano su Facebook. Ora che la corte federale ha emesso la sentenza - conclude - tutto è in mano ai nostri legali per capire se è il caso di tutelarci dopo quello che nostro figlio ha subito». Non rilascia dichiarazioni in merito, seppur interpellato dal Tirreno, il presidente del Cgc Viareggio Alessandro Palagi.
Gabriele Buffoni
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