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Prato

Fideiussione beffa per i volontari

Fideiussione beffa per i volontari

«Abbiamo garantito per la Croce d’Oro di San Giorgio e ci abbiamo rimesso 40.000 euro»

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PRATO. Quando trent’anni fa a Paolo Falcini e Mauro Tagliaferri, giovani volontari della Croce d’Oro di San Giorgio a Colonica, fu chiesto di mettere una firma sulla fideiussione che sarebbe servita all’associazione di volontariato per acquistare un immobile nella frazione, non si sarebbero mai immaginati di essere un giorno chiamati a saldare l’impegno che avevano preso, cioè garantire il valore dell’immobile con le banche. E invece, raccontano, è andata proprio così: ci hanno rimesso 20.000 euro a testa e al momento non hanno troppe speranze di recuperare quanto versato.

La loro storia è a suo modo emblematica del momento di difficoltà che sta attraversando il mondo del volontariato, fino a ieri (e ancora oggi in parte) spina dorsale di un sistema integrato pubblico-privato che ha garantito un livello di assistenza superiore a quello di altre regioni italiane e di molti paesi occidentali.

«Si era alla fine degli anni Ottanta - racconta Paolo Pacini - Io avevo 22 anni e nemmeno lavoravo. Mi fu chiesto di mettere una firma sulla fideiussione per acquistare un immobile che sarebbe servito alla sezione di San Giorgio della Croce d’Oro, dove facevo volontariato. Sembrava una semplice formalità...».

Invece non è andata così. La sede centrale della Croce d’Oro ha affrontato ha dovuto fare i conti con una crisi economica ed è stata ammessa al concordato preventivo, riuscendo a venirne fuori. Nel frattempo la sezione di San Giorgio, già alcuni anni fa, si è staccata dalla Croce d’Oro ed è diventata P.A. Prato Sud, mentre l’immobile sarebbe tornato nella disponibilità della sede centrale. Le banche però si sono fatte sotto e hanno fatto valere i loro diritti di creditori. In particolare la Cassa di risparmio di Firenze (ora Banca Intesa), che era beneficiaria della fideiussione sull’immobile di San Giorgio a Colonica, è andata a bussare alla porta di Paolo Falcini e dell’amico Mauro Tagliaferri, che facevano parte di quella dozzina di volontari che avevano firmato la garanzia (formalmente a nome della cooperativa I Tigli). Altri si sono cautelati per tempo, dicono alla sezione di San Giorgio. E loro due, invece, sono rimasti col cerino in mano. «In realtà siamo rimasti in quattro - spiega Falcini - ma due ne sono usciti senza danni perché uno è nullatenente e l’altro non ha beni intestati».

«Ci hanno sempre detto che vi avrebbero pensato loro, cioè la Croce d’Oro - recrimina Falcini - Eravamo tutti amici e conoscenti. Poi però la banca mi ha messo l’ipoteca sulla casa e su un’altra proprietà di cui posseggo una parte e non mi è rimasto altro da fare che pagare. Fortuna che quei 20.000 euro ce li avevo. Ora teoricamente potrei fare una causa, ma ho paura di spendere altri soldi e non recuperare nulla».

«Facciamo volontariato da tanti anni e queste cose dispiacciono - commenta un dirigente della sezione di San Giorgio che chiede di non comparire - A quanto ne so gli altri che avevano firmato la fideiussione si sono mossi per tempo, ma non sono sicuro che quell’immobile sia finito nella procedura di concordato». La sostanza, purtroppo per Paolo Falcini e Mauro Tagliaferri, purtroppo non cambia.

Paolo Nencioni

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