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paradossi della giustizia 

La vittima di estorsione è lui ma rischia di perdere la casa

La vittima di estorsione è lui ma rischia di perdere la casa

MONTEMURLO. Gran parte della merce che aveva nella sua azienda venne rubata e poi ritrovata dalla Guardia di finanza in un capannone di Montemurlo che faceva capo alla famiglia D’Innocenzo. Lui è...

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MONTEMURLO. Gran parte della merce che aveva nella sua azienda venne rubata e poi ritrovata dalla Guardia di finanza in un capannone di Montemurlo che faceva capo alla famiglia D’Innocenzo. Lui è Giuseppe Ricciardi, imprenditore di Castelfiorentino. «Mi barrico in casa, qui non entrerà nessuno». Così ieri mattina ha detto Ricciardi al suo avvocato Francesco Bevacqua di Firenze. Un gesto estremo, a difesa della sua abitazione, di un uomo vittima di un gruppo identificato dagli investigatori come camorristico, che sarebbe stato specializzato nell’avvicinare imprenditori in difficoltà con l’obiettivo di spogliarli dei loro beni. Ora, però, Ricciardi si trova a gestire un’altra situazione d’emergenza dovuta, questa volta, a meccanismi assolutamente legali, alla diversità dei tempi della giustizia civile con quella penale. Per cui ieri mattina era previsto l’ingresso con fabbro e carabinieri di un incaricato dell’Istituto vendite giudiziarie nell’abitazione di famiglia di Ricciardi perché su questo immobile, passato al gruppo a cui l’imprenditore castellano si era rivolto, non sono state pagate più le rate di mutuo acceso dall’imprenditore castellano. Per cui l’istituto di credito, in questo caso la Banca popolare dell’Emilia Romagna, ha mandato avanti l’esecuzione nonostante che il processo non sia giunto a termine. Da qui la disperazione dell’imprenditore e la decisione di non far entrare il perito. Con la sospensione dell’ingresso giunta in extremis alle 13 pochi minuti prima da quando era prevista. Con la sua denuncia nel 2009, Ricciardi aveva fatto scattare un’inchiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia) che dopo due anni aveva portato a undici arresti. Trovandosi in difficoltà economiche (aveva un’impresa di articoli da giardino), come è stato ricostruito dagli investigatori, Ricciardi si era rivolto a Benedetto D’Innocenzo, residente a Napoli ma all’epoca domiciliato a Gambassi Terme. «Sono stato costretto a vendere tutto quello che avevo a prezzi molto inferiori al valore di mercato». (l.a.)

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