Il Tirreno

Prato

Vietato coltivare le fave per la salute di un bimbo

di Maria Lardara
Un banco di baccelli in vendita
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Un banco di baccelli in vendita

Il piccolo soffre di favismo: scelta precauzionale per il rischio di crisi emolitiche L’ordinanza comunale vieta il legume negli orti entro i 300 metri dalla scuola 

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PRATO. Aria di primavera, profumo di fave fresche dell’orto. Non tutti però possono coltivare il legume. Quelli che in Toscana sono chiamati “baccelli” sono off-limits sui terreni della frazione di Paperino che distano 300 metri dalla scuola Ambra Cecchi. Sì perché la primaria di via dell’Alloro è frequentata da un bambino affetto da favismo, malattia legata alla carenza congenita dell’enzima Glucosio 6 che può portare a crisi emolitiche. E questo è il motivo di un’ordinanza firmata il 23 febbraio scorso dal sindaco Matteo Biffoni: stop alla coltivazione di piante di fave sui terreni limitrofi alla scuola, entro un raggio appunto di 300 metri, fino alla fine dell’anno scolastico.

Scelta precauzionale anche perché, secondo l’Istituto superiore di sanità e come viene ribadito tra le premesse dell’ordinanza, non è provato il legame tra esposizione al polline di fave e crisi emolitiche. Meglio comunque non rischiare e proteggere la salute del piccolo, come confermato da un parere espresso dall’ex Asl 4 risalente al 2011, mettendo al bando l’alimento simbolo della dagli orti di Paperino più prossimi alla scuola. Anche perché si parla di una malattia molto pericolosa, che potrebbe innescare crisi emolitiche se si viene a contatto con la “vicia faba”, nome in latino di questa pianta leguminosa.

Sono stati i genitori, il 9 gennaio scorso, a chiedere al Comune una stretta su questa varietà potenzialmente dannosa per il figlio: il “muro” dei 300 metri non è casuale perché bisogna mettere in conto i rischi derivanti dall’inalazione del polline magari quando l’alunno, perché no, gioca nel giardino della scuola. «Siamo a conoscenza del caso di questo bambino al quale viene riservata un’attenzione particolare nel menù della mensa», fa sapere Francesca Zannoni, preside del comprensivo Primo Levi di cui fa parte Paperino.

Il semaforo rosso per le piantine di baccelli non farà certo la gioia dei residenti che hanno un orto sotto casa e che magari hanno scelto di coltivare con i tipici legumi primaverili. E la distanza è sul filo del rasoio perché a 400 metri dalla scuola sorge un appezzamento di cinque ettari adibito anche alla coltivazione di fave: toccherà alla polizia municipale accertare che le piante vengano effettivamente distrutte nei paraggi della scuola.

Non è la prima volta che il Comune decide di intervenire a colpi di ordinanze per proteggere la salute di un minore. Era successo anche nel 2013: in quel caso l’ordinanza di divieto venne fatta valere nelle vicinanze della scuola dell’infanzia comunale di Galciana.

Difficile sapere quanti siano i bimbi affetti da favismo nelle scuole pratesi. Di certo sono alunni che ricevono un trattamento particolare a mensa, che rientrano fra quei 200 studenti pratesi inquadrati in un regime di diete speciali per motivi di salute. «Abbiamo un tavolo tecnico aperto con l’Asl per monitorare gli alunni che richiedono diete speciali dietro prescrizione medica – spiega Donatella Palmieri, dirigente della pubblica istruzione del Comune –. In questi casi i pasti hanno una linea di produzione diversa e gestita separatamente dagli altri».

Fave e divieti, giustamente, anche a tavola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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