Il Tirreno

Prato

Il Jwc Awards 2018 parla pratese

La ricercatrice Natascia Mennini mentre riceve il premio Jcw Awsards 2018
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La ricercatrice Natascia Mennini mentre riceve il premio Jcw Awsards 2018

Il riconoscimento internazionale che premia il lavoro dei professionisti del settore sanitario nel campo della cura delle ulcere cutanee è andato a una ricercatrice di Prato

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PRATO. È una ricercatrice pratese, insieme al suo team, la vincitrice dei “Jwc Awards 2018”, il riconoscimento internazionale che premia il lavoro dei professionisti del settore sanitario nel campo della cura delle ulcere cutanee. Si chiama Natascia Mennini e lo scorso 2 marzo è volata alla Banking Hall di Londra per ritirare il primo premio assegnato dal “Journal of Wound Care”, rivista scientifica del settore, nella categoria “Migliore ricerca di laboratorio/preclinica”. Pratese, laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche, con dottorato di ricerca in chimica e tecnologia del farmaco, la dottoressa Mennini dal 2006 lavora come ricercatrice al dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze. Nel 2014 ha iniziato uno studio interdisciplinare, concluso nel 2016, che aveva come obiettivo creare dei test in grado di valutare in modo oggettivo la qualità delle medicazioni utilizzate nel trattamento delle ulcere cutanee. «Il vantaggio dei test è duplice – spiega la dottoressa Mennini –: garantendo l’utilizzo di prodotti di qualità nel trattamento, da una parte consentono ai pazienti di avere tempi di guarigione più brevi e dall’altra di ottimizzare i costi per il sistema sanitario». Nella definizione di ulcere cutanee rientrano infatti molte casistiche: dalle piaghe da decubito a quelle di origine diabetica, dalle ulcere vascolari a quelle oncologiche. Natascia Mennini ha lavorato in team con altri 4 specialisti in ambiti diversi: i medici Alessandro Greco e Francesco Petrella, l’infermiere Andrea Bellingeri e il farmacista ospedaliero Francesco De Vita. Ed è stata proprio la multidisciplinarietà a premiare lo studio. «La nostra diversa estrazione ci ha consentito di sfruttare varie competenze e affrontare il problema in maniera completa. Ha vinto il lavoro di squadra» spiega Mennini. È la prima volta che un team di ricerca italiano si aggiudica il premio, giunto alla sesta edizione (anche se nel 2016 aveva ricevuto il riconoscimento l’infermiere italiano con base in Inghilterra Massimo Rivolo). Finalisti nella categoria insieme al gruppo della Mennini un ricercatore dell’Università dell’Ohio e una ricercatrice del Kaplan Medical Centre in Israele. «Sono colleghi molto preparati – spiega Mennini –. Sapevamo di essere tra i finalisti con loro, ma fino alla sera della premiazione non sapevamo di essere arrivati primi. Perciò è stata una sorpresa, oltre che una grande soddisfazione. Anche perché portare il nome dell’Italia all’estero è un piacere». E sulla situazione della ricerca nel nostro Paese aggiunge: «In Italia probabilmente è più difficile affermarsi, ma in quanto a formazione non ci manca niente. Sono convinta che per un ricercatore sia fondamentale fare esperienza all’estero per vedere quello che c’è nelle altre realtà e fare rete con gli altri ricercatori, confrontandosi – lei stessa in passato ha trascorso alcuni mesi in Inghilterra –. Ma sono altrettanto convinta di continuare la mia ricerca qua in Italia». Lo studio vincitore è infatti solo il primo step di un progetto più ampio, in cui il team intende allargare la propria ricerca anche a medicazioni antimicrobiche.

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