Proteste
Oltre mille persone per l’addio al bomber
Il feretro del trentaduenne ex centravanti di Poggio a Caiano, Vaianese, Maliseti e Aglianese è stato portato a spalla dai suoi compagni fino al cimitero di Iolo
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PRATO. «Perché, perché, perché, perché?». Don Franco della parrocchia di Colle lo urla tante volte nella chiesa stracolma di San Pietro a Iolo con a fianco don Giancarlo, “padrone” di casa.
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«Perché mia madre è morta a novantasei anni e oggi siamo a salutare Marco che ne ha solo 32? Sono tanti i perché ai quali non sappiamo dare una risposta anche noi che abbiamo fede, ma Marco ci dice di guardare avanti e per questo dobbiamo ringraziarlo. In questa chiesa che non è mai stata così piena di fedeli neppure per Natale e Pasqua siamo tutti presenti per ringraziare questo giovane che è stato un esempio come sportivo ma anche come amico, compagno, figlio, fratello, zio - ha continuato il sacerdote della parrocchia carmignanese guardando ai familiari di Marco seduti nei primi banchi - Lui non è in quella bara, Marco è nella luce e ci accompagnerà sempre. Lui dice a Silvia di andare avanti e di continuare la sua vita e a tutti i suoi famigliari dice che sarà sempre accanto a loro. Ho avuto un lungo colloquio con Marco dopo l'operazione. La scoperta di un tumore è un evento che cambia la vita di una persona e Marco con me si è aperto. Ho visto la sua speranza, il suo coraggio e la sua forza ed ecco perché dico che lui continuerà ad essere con tutti noi per sempre».
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Se la chiesa di San Pietro è stracolma, molte più persone sono all'esterno in un religioso silenzio. Almeno un migliaio di persone, soprattutto giovani, hanno voluto essere presenti per testimoniare l'amicizia ed il dolore per la morte di Marco Longo, un centravanti che ha fatto carriera fra i Dilettanti grazie ai tanti gol che era capace di segnare.
Cresciuto nelle giovanili del Poggio a Caiano era poi passato alla Vaianese, al Maliseti ed infine all'Aglianese. Ha collezionato promozioni, Coppe e Supercoppe fino ad un anno e mezzo fa quando si è manifestato il tumore che lo ha costretto a lottare non per scardinare le difese avversarie e fare gol ma per difendersi da un nemico subdolo. Ha lottato come un leone, hanno raccontato gli amici, ma il male che lo ha colpito è di una forma particolarmente rara ed aggressiva e nonostante anche un intervento chirurgico non è riuscito a debellarlo. I suoi compagni con i quali ha condiviso tanti successi e avventure nei campionati Dilettanti fra Vaiano, Maliseti, Poggio a Caiano ed Agliana erano tutti a Iolo mercoledì 7 marzo e alcuni di loro hanno voluto trasportare a spalla il feretro dalla chiesa di San Pietro al vicino cimitero della frazione. «Ma Marco non lo troverete in quella bara, né in quel cimitero - ha ribadito don Franco - Egli sarà sempre con noi perché così come Cristo è risorto ed è salito al cielo anche Marco ora ci guarda da lassù».
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