Il Tirreno

Prato

L'odissea di un viaggiatore rimasto per ore bloccato nel treno

Fabrizia Prota
Soccorritori pronti a intervenire in aiuto dei viaggiatori  alla stazione di vaiano
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Soccorritori pronti a intervenire in aiuto dei viaggiatori alla stazione di vaiano

Serata da incubo quella di giovedì 1 marzo sulla linea Prato-Bologna. Portati cibo e acqua ai viaggiatori, sia a Vernio che a Vaiano

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VALBISENZIO. In oltre 150 sono rimasti bloccati alla stazione di Vaiano dalle 19 circa fino a dopo le 24 di giovedì 1° marzo. Sono i passeggeri del treno intercity 1595 partito da Torino e diretto a Reggio Calabria, che è stato costretto a fermarsi alla stazione del Comune valbisentino per le conseguenze dell’ormai famoso “gelicidio”, la pioggia gelata che, una volta caduta, forma una patina di ghiaccio. Ed è stato proprio lo strato ghiacciato a rendere difficoltoso il collegamento elettrico tra l’impianto della ferrovia e la locomotiva, che non era in grado perciò di trainare i vagoni.

I passeggeri del convoglio, tra cui alcuni bambini, hanno affrontato dunque una lunga tappa forzata in Valbisenzio e, appena diffusa la notizia, è scattata la macchina dei soccorsi e della solidarietà vaianese, per aiutare i viaggiatori a fronteggiare la situazione (resa un po’ meno difficile dal funzionamento del sistema elettrico del treno, che manteneva i vagoni al caldo). Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco volontari di Vaiano, i carabinieri, e la Misericordia di Vaiano affiancata poi dalla Pubblica Assistenza di Prato.

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Presenti anche un mezzo e i sanitari del 118 di Prato, con il responsabile dell’Unità funzionale Michele Lanigra, inviati dal Prefetto Rosalba Scialla, ma fortunatamente non si sono registrati particolari problemi medici. Ai passeggeri sono stati portato cibo, acqua e del the caldo, offerti dal Circolo Rossi di Vaiano. Sul posto anche il sindaco di Vaiano Primo Bosi coadiuvato, al Centro Operativo Comunale, dal vicesindaco Marco Marchi.

«La presenza sul posto di tante persone ha fatto sentire più sicuri i passeggeri – spiega Bosi –, che, dopo essere stati soli per le prime due ore, prima che fosse dato l’allarme, non si sono sentiti più abbandonati. Hanno ringraziati molto per l’aiuto tutti i volontari e gli operatori intervenuti , e lo stesso faccio io a nome dell’amministrazione».

Quella dell’intercity non è stata l’unica situazione di disagio sulla linea Prato-Bologna nella serata di giovedì: una sorte simile è toccata al regionale 6599 proveniente da Bologna, con circa 70 persone a bordo, che si è fermato a Vernio, e al regionale 11633, fermo a San Benedetto Val di Sambro, in territorio Emiliano, mentre procedeva in direzione Prato. Problemi anche per il regionale 6554, che sarebbe dovuto partire da Prato alle 19.08, ma non ha potuto effettuare la sua corsa.

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La situazione è stata fronteggiata con l’aiuto di Cap, che, su richiesta dell’assessore alla Mobilità del Comune di Vaiano e responsabile dell’ufficio trasporto pubblico della provincia di Prato Davide Puccianti, e in connessione con la sala operativa di Trenitalia, ha messo a disposizione gli autobus di linea per spostare i passeggeri dei treni bloccati tra Prato e l’Alta Valbisenzio (gli autobus di Trenitalia e RFI non erano sufficienti per effettuare i viaggi).

«Ringrazio Cap per la grande disponibilità – afferma Puccianti – e tutti quelli che hanno dato una mano aiutato in questa situazione, compreso il Comune di Vernio. È stato fatto un gran lavoro di squadra, per aiutare delle persone che per caso si sono trovate nel nostro territorio a tornare a casa». Per quanto riguarda i passeggeri dell’intercity Torino-Reggio Calabria, qualche decina ha usufruito del servizio bus, mentre gli altri hanno atteso la mezzanotte quando una locomotrice a diesel, proveniente da Firenze, è stata attaccata ai vagoni, facendo finalmente ripartire il convoglio, con 310 minuti di ritardo. Convoglio che sembra essere particolarmente sfortunato: si tratta infatti dello stesso intercity assurto agli onori della cronaca alcuni giorni fa per essere rimasto bloccato 7 ore alle porte di Roma, mentre viaggiava verso nord, nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 febbraio.

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Ecco il racconto di Roberto Spighi, che si trovava sul treno in partenza da Bologna alle 18,09 e che sarebbe dovuto arrivare a Prato alle 19,24. Treno rimasto bloccato a Vernio per quasi tre ore.

"Sono uno degli 80 passeggeri che ieri (1 marzo 2018) erano sul treno 6599 in partenza da Bologna alle ore 18.09 e in arrivo (teorico) a Prato alle ore 19.24. Ho visto che sul vostro giornale avete già ben descritto i disagi a causa del gelicidio, ma credo che sia utile anche ascoltare il mio racconto (sicuramente condiviso dagli altri 79 passeggeri) per vedere come abbiamo vissuto la situazione dall’interno. Nessuno nega i problemi oggettivi che le basse temperature possono arrecare, ma sappiamo bene che un’intelligente gestione del problema può risparmiare tanti disagi".

"Ecco il racconto. Siamo arrivati a Vernio verso le 19.30 (con circa 20 minuti di ritardo) e a quel punto è iniziato il caos, o forse è meglio chiamarlo il nulla. La stazione di Prato non poteva né ricevere né far partire alcun treno. La capotreno ci ha dato una prima spiegazione: “il problema è la mancanza dei moduli”; ci siamo guardati in faccia un po’ straniti, chissà che moduli avevano perso? Poi abbiamo più o meno capito che i moduli sono dei segnali lungo il percorso necessari per la percorrenza del treno".

"Alle nostre insistenti domande la capotreno ci ha informato dei problemi alla stazione di Prato e a questo punto bisognava trovare la soluzione - prosegue Spighi - Prima soluzione proposta dalle ferrovie dello stato: fate scendere i passeggeri a Vernio (ad aspettare non so cosa) e riportate il treno a Bologna; fortunatamente questa idea è stata rifiutata dalla capotreno. Seconda proposta: riportare i passeggeri a Bologna, far prendere loro un treno AV per Firenze e poi una volta a Firenze prendere il treno per Prato (che peraltro non poteva ricevere treni). Anche questa soluzione non ci sembrava molto efficace".

"Terza soluzione (attenzione perché qui si va sul geniale): siccome sul treno c’erano dei passeggeri che dovevano scendere a Vaiano, il treno avrebbe ripreso la corsa e portato quei pochi passeggeri a Vaiano, mentre tutti gli altri (la quasi totalità) sarebbe dovuto scendere a Vernio e aspettare due pulman mandati dalle ferrovie dello stato (in partenza da Firenze!). Abbiamo fatto notare che sarebbe stato meglio andare tutti a Vaiano e far fermare i pulman a Vaiano, ci avrebbero messo molto meno e soprattutto non avrebbero dovuto percorrere il tratto Vaiano –Vernio che a quell’ora risultava impraticabile (detto da due bravissimi assistenti che erano saliti sul treno che avevano visionato il percorso). “Non si può fare!!!!” Ci è stato detto in maniera categorica da capotreno e macchinista, la decisione è stata presa e basta, scendete e aspettate gli autobus".

"Io mi sono trovato costretto ad informare la polfer di Firenze di questa situazione e qui c’è stato un altro aspetto comico - si legge ancora nella lettera al Tirreno - La polfer mi diceva che aveva parlato col capotreno, mentre la capotreno negava la conversazione, allora ho preso il mio cellulare e l’ho offerto alla capotreno per farla parlare direttamente con la polfer, ma lei ha rifiutato l’invito dicendo che non poteva prendere il mio telefono perché se fosse successo qualcosa io avrei potuto denunciare il fatto. Lasciamo perdere e andiamo avanti col racconto. Ovviamente il tempo passa, è già più di un'ora che siamo fermi (in un treno non munito di bagno tra le altre cose) e che le notizie e le smentite si susseguono in un balletto kafkiano".

"La capotreno intanto continuava con il solito atteggiamento nichilistico (comune purtroppo a tanti capotreni), “non dipende da noi, noi non possiamo fare niente, non è colpa nostra, …”, insomma, noi non facciamo niente. Non so cosa sia successo, se l’intervento della polfer, dei due assistenti o di qualche entità superiore, ma alla fine è arrivata la grande idea: portiamo tutti a Vaiano e gli autobus non li facciamo più andare a Vernio, ma li fermiamo prima. E così è andata, alle ore 22.15 circa siamo arrivati alla stazione di Prato. Ho voluto raccontarlo in maniera spiritosa per sdrammatizzare l’accaduto, ma ricordatevi che c’erano bimbi piccoli, persone anziane e anche noi stanchi dopo una giornata interminabile che siamo stati prima in un treno e poi fuori al freddo (ad aspettare un pulman) per 3 ore. L’ultimo pensiero lo voglio dedicare al capotreno: non è vero che nella vita non si può mai fare niente, spesso basta impegnarsi un po’ e anche i “piccoli” riescono a cambiare le cose".

 

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