La manifestazione
Tolse la multa, vigilessa condannata
L’agente della polizia municipale tentò di non far pagare la sanzione al padre che aveva parcheggiato nel posto dei disabili
PRATO. Una vigilessa è stata condannata a sei mesi di reclusione (pena sospesa) per aver cercato di togliere una multa presa dal padre, che aveva parcheggiato l’auto in uno spazio riservato ai disabili. Si tratta di Daniela Gistri, 62 anni, in servizio al comando di polizia municipale di Prato.
Sono stati i suoi stessi colleghi a condurre le indagini e a testimoniare contro di lei in aula. La sentenza, che risale a qualche giorno fa, è arrivata al termine di un lungo processo e potrebbe avere conseguenze anche sul piano disciplinare. Un procedimento in questo senso è stato attivato dalla polizia municipale, ma non si concluderà fino a quando la condanna non diventerà definitiva.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura (prima col sostituto Laura Canovai e poi col collega Lorenzo Boscagli nell’ultima udienza) il padre dell’agente di polizia municipale fu multato il 28 giugno 2011 per divieto di sosta avendo lasciato l’auto dentro le strisce gialle riservate agli invalidi. Il 1° agosto, stando alle indagini della Municipale, la vigilessa, che lavorava per l’appunto all’ufficio contravvenzioni, entrò nel sistema e fece sparire l’atto. Quando però la notifica cartacea tornò indietro al Comando di piazza Macelli e ci fu bisogno di inserire nuovamente la pratica, i colleghi della vigilessa scoprirono che il verbale non c’era più. Di lì sono partite le indagini che hanno condotto al processo e alla successiva condanna dell’imputata.
La vigilessa, difesa dall’avvocato Eugenio Zaffina, era accusata di abuso d’ufficio (il reato per il quale è stata condannata) e soppressione di atti (qui è scattata l’assoluzione).
A un certo punto l’indagata deve aver capito che i colleghi stavano facendo accertamenti e di lì a poco il padre ha pagato la multa (80 euro più 15 di spese di notifica) ma a quel punto era troppo tardi. Nel frattempo la vigilessa era stata trasferita dall’ufficio contravvenzioni a un altro ufficio della polizia municipale.
L’avvocato Stefania Logli, che ha seguito il caso per conto del Comune, spiega che il procedimento disciplinare è stato sospeso perché il reato contestato con consentiva una misura cautelare, e rimarrà sospeso fino a quando l’eventuale condanna non diventerà definitiva. In quel caso la sanzione, spiega ancora l’avvocato, sarà proporzionale all’accusa contestata e la prassi in questi casi è che il dipendente conservi comunque il posto di lavoro.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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