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Prato

Altri sei furti nei negozi La città appare indifesa

Altri sei furti nei negozi La città appare indifesa

Ennesima notte di “spaccate” ai danni di esercizi commerciali di centro e periferia Ma prendere i disperati armati di tombino è come cercare un ago in un pagliaio

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PRATO. C’è il problema ma non c’è la soluzione. Questa è la triste verità a proposito della lunghissima serie di furti ai danni di esercizi commerciali che hanno costellato le ultime settimane. Le chiamiamo “spaccate” perché quasi sempre il ladro usa un tombino preso dalla strada per sfondare la vetrina d’ingresso del negozio e in meno di un minuto arraffa quello che riesce a portare via, spesso il fondo cassa, più raramente gli articoli dagli scaffali.

La scorsa notte ne hanno fatte almeno sei di “spaccate” nel giro di poche ore. Incuranti della temperatura polare, i ladri (sarebbe meglio dire il ladro, perché c’è il sospetto che si tratti di una sola persona, stavolta) hanno preso di mira nell’ordine il bar del distributore di metano in fondo al viale Marconi, la pizzeria Speedy Pizza nella corte interna lungo lo stesso viale, il Bar Ercole di viale Montegrappa, il negozio di ricambi ElleBi di via Ancona, il supermarket gestito da cinesi City Star di via Marengo e il grande magazzino di scarpe Scarpamondo al Parco Prato di via delle Pleiadi. Questi almeno i furti di cui si è venuti a conoscenza. Non è detto che non ne siano stati fatti altri.

A Maurizio Barbati, gestore del bar del distributore di metano, era già capitato lo scorso 6 settembre e la tecnica è la stessa. Nelle immagini registrate dall'impianto di videosorveglianza si vede un uomo col volto coperto da un casco che passa davanti all'ingresso, recupera un tombino e con quello sfonda la vetrata. Il tempo di infilarsi nel bar ed è già uscito con la cassa (contenente circa 50 euro).

«Sono passati poco più di 5 mesi dall’ultima volta che sono venuti a farmi visita al bar i ladri - ha poi commentato su Facebook - A distanza di pochi mesi, la mia sveglia suona un’altra volta alle 2 del mattino. È la polizia. La porta completamente distrutta, l’hanno definita una nottata di “strage” a Mezzana. Ed il Barrettino è ancora una volta una delle vittime. A testa bassa, nuovamente affranto, sono qua a sistemare la macchina del caffè, preparare i primi panini e ad aspettare i miei clienti».

Parole che potrebbero essere sottoscritte dal titolare del Bar Ercole di viale Montegrappa, giusto dietro al comando provinciale della guardia di finanza. Anche lì c’era già stato un furto simile nel luglio dell’anno scorso. Al telefono dicono che oltre alla porta il ladro ha rotto anche alcuni tavoli, ma preferiscono non entrare nel particolare di quanto è riuscito a rubare. Stesso discorso da Scarpamondo al Parco Prato, già visitato dai ladri.

Un conto preciso non l’ha fatto nessuno, ma si può dire senza tema di smentite che ormai sono decine gli esercizi commerciali che hanno subìto “spaccate” dall’inizio dell’anno.

La soluzione però, come si diceva, non è in vista. Il problema è che questo tipo di reato è molto difficile da prevenire per una serie di motivi: gli obbiettivi dei ladri sono innumerevoli e sparsi su tutto il territorio; il ladro può colpire quando vuole (di solito di notte) e il furto dura non più di due minuti, tempo insufficiente per un intervento delle forze dell’ordine; le immagini della videosorveglianza servono a poco (di solito si vede un tizio incappucciato che sta attento a non far vedere la targa del mezzo col quale è arrivato); le ricerche sono altrettanto difficili perché il tombino resta sul posto e il mezzo usato per la fuga può essere di qualsiasi tipo. Le forze dell’ordine, che pure hanno intensificato la sorveglianza notturna, si trovano a fronteggiare gente che non ha niente da perdere.

L’idea comunque è che non siano così tanti come si potrebbe pensare, forse meno di una decina, ma compiono furti in serie e continueranno fino a quando non saranno fermati. Non è escluso che ci sia anche un effetto emulazione. Della serie: se è così facile racimolare un po’ di solti, perché non provarci? In fondo basta un tombino e un po’ di pelo sullo stomaco.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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