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Prato

Elicottero caduto allo Sporting «È stata un’assurda zingarata»

Elicottero caduto allo Sporting «È stata un’assurda zingarata»

Dura requisitoria del pubblico ministero Gestri chiede la condanna dell’imprenditore Bettini «Si è comportato da ragazzino, un Peter Pan che vola troppo basso, voleva farsi bello con gli amici»

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PRATO. È un po’come quando uno compra la macchina nuova e va al bar per farla vedere agli amici. Se invece della macchina, uno si trova a pilotare un elicottero, le cose possono complicarsi parecchio. Secondo il pubblico ministero Lorenzo Gestri è andata così nel caso dell’elicottero caduto l’8 giugno 2014 sul campo di calcio dello Sporting Club di via Firenze. Quel giorno ai comandi c’era l’imprenditore Alessandro Bettini, 58 anni, originario di Livorno ma da tempo residente a Prato. L’elicottero scese sulla verticale del campo di calcio a sette, si inclinò, le pale toccarono il terreno e una finì nel parcheggio, a diverse decine di metri, rischiando di uccidere chi si trovava a passare di lì (come testimoniò una donna che stava portando a spasso il figlio nel passeggino).

Secondo Gestri, Bettini voleva far vedere l’elicottero agli amici e perse il controllo durante una manovra che è stata paragonata a un “inchino” come quello che è costato una dura condanna al capitano Schettino per la tragedia della Costa Concordia all’Isola del Giglio.

«Alessandro Bettini ha fatto un’assurda zingarata, si è comportato come un ragazzino, un Peter Pan che vola troppo basso». Questa la severa conclusione della requisitoria con la quale Gestri ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per Bettini.

Gestri ha citato una sentenza della Cassazione del 2012 in base alla quale in questi casi quello che conta è il pericolo a cui si espongono i terzi.

Bettini, difeso da Luca Brachi e Andrea Corte, ha sempre detto di aver tentato un atterraggio di fortuna a causa di un’avaria al motore, ma la Procura, sulla base di una consulenza tecnica che ha escluso l’avaria, non ci crede. Per questo ora l’imprenditore deve rispondere di disastro aereo colposo, un reato finora mai contestato a Prato.

Nel corso della requisitoria il pubblico ministero Lorenzo Gestri ha ricordato che nel corso delle indagini il notaio Francesco De Luca, all’epoca presidente dello Sporting, ha raccontato che Bettini, socio del club, gli aveva chiesto più volte di atterrare nel campo del circolo perché voleva far vedere l’elicottero agli amici e che lui gli aveva sempre detto di no. «Credo che ci sia rimasto male» avrebbe aggiunto De Luca, come riferito dal pm. In quella domenica di giugno Bettini era passato dal circolo di via Firenze e, non trovando nessuno per fare una partita di tennis, aveva deciso di andare al mare a Massa. Era partito da Calenzano e pochi minuti dopo si era presentato sulla verticale dello Sporting, andando a cadere proprio nel campo di calcio. I testimoni citati dal pubblico ministero (oltre al direttore del circolo Massimo Bardazzi, Mauro Ciampi, Alberto Mazzoni, Caterina Nieri, Sauro Fiesoli, Graziano Cecchi, Carlo Fattorini) hanno detto di aver pensato che l’elicottero non stesse cadendo, ma che volesse atterrare, così come un paio di pescatori che erano nel laghetto dall’altra parte di via Firenze.

Il pubblico ministero, oltre a sottolineare i risultati della perizia tecnica che esclude l’avaria, ha sostenuto che la rotta dell’elicottero da Calenzano a Massa non passa sulla verticale dello Sporting, che l’elicottero comunque volava troppo basso e che il pilota non avvertì di eventuali problemi la torre di controllo di Peretola. «Solo per un puro caso non c’è stata una tragedia – ha aggiunto Gestri – È assurdo pensare che Bettini abbia avuto la sfortuna di dover atterrare proprio nel campo del suo circolo». A quell’epoca, ha aggiunto il pm, era in voga il termine “inchino” dopo l’incidente della Costa Concordia all’Isola del Giglio. E Gestri è convinto che l’incidente allo Sporting sia stato proprio questo, un “inchino” a uso e consumo degli amici del club. Dalla prossima udienza, il 6 aprile, gli avvocati difensori Brachi e Corte proveranno a smontare la ricostruzione dell’accusa. Per lo stesso giorno è prevista la sentenza del Tribunale presieduto da Silvio De Luca.

Paolo Nencioni

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