Gioco
Renzi al Wall Art Hotel «Se tutto il partito avesse la vostra forza»
Oltre 400 persone hanno acclamato il segretario del Pd all’iniziativa organizzata dall’associazione “40+1”
PRATO. Oltre quattrocentro persone hanno atteso per oltre un’ora l’arrivo di Matteo Renzi al Wall Art Hotel di viale della Repubblica. L’iniziativa, organizzata dall’associazione “40+1” che fa capo a Giancarlo Cecchi, ex direttore generale della Provincia ed ex manager della Baldassini e Tognozzi di Riccardo Fusi. Sala congressi stipata soprattutto di fedelissimi, i renziani della prim’ora che non lo hanno mai tradito. Tanti militanti che non si sono voluti perdere l’intervento del segretario del Pd, loro leader, e hanno portato le famiglie. E lui non ha deluso le attese, parlando a lungo delle prossime elezioni, della situazione politica ed anche del partito. In platea, un po’ alla volta, sono arrivati anche i dirigenti del partito, prima fra tutte la candidata al Senato nel collegio Prato e Pistoia, Caterina Bini, poi il sottosegretario e candidato Antonello Giacomelli. Più tardi è arrivato anche il sindaco Matteo Biffoni, anche lui renziano. Renzi si è detto «orgoglioso di quello che sta facendo il Pd a Prato» e dei candidati «che fanno a cercare le persone casa per casa, anche se a dirlo così sembra una minaccia».
Ma Renzi ha anche fatto capire perché ha scelto quella platea e non, per esempio, un invito ufficiale dello staff del Pd e dei candidati di centro sinistra. Dopo aver snocciolato, come sua abitudine, i tanti risultati positivi ottenuti dal suo governo e da quello Gentiloni che ne è la continuazione, ha dato anche una sua spiegazione sul perché questi risultati sembra non siano stati percepiti a dovere da molta parte dell’elettorato. «Forse perché sono mancate esperienze come queste del “40+1” – ha detto – Oppure non sono riuscito a comunicare bene. Strano, detto da uno che ha fondato sulla comunicazione una parte del suo consenso, eppure mi sento in colpa per questo. E mi sento in colpa anche per il Partito democratico, visto che ne sono il segretario. Quando Berlusconi ha avuto le note vicende giudiziarie sulla nipote di Mubarak è stato sostenuto dai suioi, hanno fatto quadrato. Da noi è diverso: c’è sempre un sì però. Il job act? La buona scuola? Expo? Si però... C’è mancato l’entusiasmo di credere fino in fondo che questa è la nostra sfida».
Ma perché “40+1”? I molti che non conoscevano l’associazione hanno finalmente ottenuto una risposta: è la percentuale che occorre per vincere le elezioni senza patemi e senza compromessi. Ma sarà veramente dura, anzi durissima.
Francesco Albonetti
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