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Prato

Il pm: «Ammari merita l’ergastolo»

Il pm: «Ammari merita l’ergastolo»

Dura richiesta dell’accusa nel processo che vede il trentenne marocchino come unico imputato. Sentenza il 21 febbraio

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PRATO. Ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato. Questa la richiesta del pm Eligio Celano nei confronti di Abdelghani Ammari, marocchino di 30 anni unico imputato nel processo per l’omicidio di Leonardo Lo Cascio, portiere d’albergo di 38 anni, ucciso con un coccio di bottiglia intorno alle 21,30 del 30 marzo 2017 nel piazzale Falcone e Borsellino, di fronte al tribunale di Prato. La sentenza verrà pronunciata mercoledì prossimo, 21 febbraio. Tre le aggravanti che emergono nella requisitoria del pm i futili motivi, l’omicidio a scopo di rapina e le condizioni di “minorità ambientale” in cui si trovava la vittima, che è stata colta alle spalle senza potersi difendere, in orario di quasi totale oscurità. Grazie al rito abbreviato, l’imputato ha ottenuto come unico sconto i 18 mesi di isolamento diurno richiesti da Celano insieme all’ergastolo. In aula di fronte al giudice per le udienze preliminari Francesco Pallini, erano presenti sia l’imputato che i familiari della vittima: la madre, il fratello e la sorella di Lo Cascio, assistiti dagli avvocati Eugenio Zaffina, Alessandro Oliva e Giulia Marini. Dopo la dura requisitoria del pm, si sono avvicendate le richieste degli avvocati di parte civile, Poi è toccato ai difensori dell’imputato, Gabriele Terranova e Luca Ancona.

La lunga requisitoria del pubblico ministero Eligio Celano ha posto l’accento sul carattere brutale e la gratuità dell’omicidio, avvenuto nel giro di pochissimi minuti. Il trentenne marocchino colpì con un fendente alla gola, tranciando la vena iugolare, il portiere di notte, poco prima che si recasse al lavoro all'Art Hotel. Un colpo dato alle spalle dal basso verso l’alto, come ha poi accertato il medico legale, che non gli ha lasciato scampo. L’uomo fu ripreso per ben due volte dalle telecamere di videosorveglianza. In una delle riprese si vede di fronte e, anche se il viso era travisato da un cappellino calcato in testa e dagli occhiali neri, la fisionomia risultava chiara. Poi i vestiti: anche questi si vedono nitidamente nelle immagini delle telecamere e furono confrontati una volta recuperati dagli investigatori, lo stesso è valso per lo zainetto della vittima. Un colpo dato alle spalle dal basso verso l’alto, come ha poi accertato il medico legale, che non gli ha lasciato scampo. Il giovane sarebbe stato visto da alcuni testimoni nei pressi di piazzale Falcone e Borsellino subito dopo il delitto. Il presunto assassino, quindi, una volta disfattosi degli indumenti intrisi di sangue della vittima e del portafogli con dentro 20 euro ritrovato nella campana del vetro collocata prima del distributore Esso, lungo viale della Republica, sarebbe tornato sul luogo del delitto.

Celano ha poi sottolineato l’impianto di bugie del marocchino, sostenendo che Lo Cascio doveva saldare un devito di droga e che l’aggresione era culminata al termine di una lite: circostanza poi smentita sia dai fatti accertati che dagli esami sulla vittima, dai quali è emerso come non abbia mai fatto uso di droghe. Infine, nel racconto di Celano c’è anche l’ultimo passaggio prima che Ammari venisse arrestato: il suo progetto di fuga dall’Italia. L’uomo fu segnalato il 1 aprile, due giorni dopo l’omicidio, in attesa di imbarcarsi su un volo diretto in Marocco nello scalo Gugliemo Marconi di Bologna. I carabibnieri di Prato arrivarono appena intempo per arestarlo mentre l’uomo stava per imbarcarsi.

Le parti civili hanno chiesto un risarcimento alla madre e al fratello della vittima, 1 milione di euro ciascuno, e di 750.000 euro alla sorella che, a dei primi due, non abitava con lui. La difesa, invece, ha chiesto al gip Pallini di derubricare il reato di omicidio volontario in omicidio preterintenzionale e quello di rapina in furto.

Francesco Albonetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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