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Incendiò la casa all’ex moglie condannato a 11 anni e 10 mesi

Incendiò la casa all’ex moglie condannato a 11 anni e 10 mesi

PRATO. La Corte d'appello ha condannato a 11 anni e 10 mesi per tentato omicidio, incendio doloso e stalking Gioacchino Massimo Di Grigoli, 47 anni, ex infermiere dell'ospedale di Prato. Confermata...

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PRATO. La Corte d'appello ha condannato a 11 anni e 10 mesi per tentato omicidio, incendio doloso e stalking Gioacchino Massimo Di Grigoli, 47 anni, ex infermiere dell'ospedale di Prato. Confermata nella sostanza la condanna inflitta in primo grado, con lo sconto di due mesi per un reato minore nel frattempo andato in prescrizione. L'imputazione più grave a carico di Grigoli, originario di Caltanissetta, è quella di aver tentato di uccidere la donna che aveva sposato in Albania e dalla quale si era separato.

Nel 2011, nel corso della perquisizione a casa dell'infermiere disposta dal pm Laura Canovai che ha condotto le indagini, gli uomini della Mobile sequestrarono una discreta quantità di polvere pirica, bombole di gas, una miccia di 115 centimetri e un sacco di nitrato ammonico, un fertilizzante che può essere usato per fabbricare bombe artigianali (è già successo, ad opera di terroristi, con conseguenze catastrofiche). All'origine della perquisizione c'era un incendio sviluppato il l 20 novembre 2011 in un appartamento di via da Filicaia 35.

Quello che era sembrato un incendio accidentale si è poi rivelato doloso. Andò a fuoco l'appartamento dove viveva una donna albanese di 31 anni, il figlio di 7, la sorella a sua volta madre di un bambino di 7 mesi e il marito di lei. I bambini finirono al Meyer, le donne all'ospedale di Pisa con gravi ustioni.Il giorno dopo sul telefono cellulare dell'albanese di 31 anni arriva un sms anonimo di "rivendicazione": «Hai visto che ho fatto? Ti basta?».

I sospetti si appuntano su Di Grigoli, che aveva sposato in Albania la donna albanese (matrimonio non registrato in Italia). Il 4 ottobre la moglie lo raggiunse a Prato, ma il rapporto era già deteriorato. Lei dice che lui la tiene chiusa in casa, è ossessivamente geloso, il matrimonio naufraga e lui non lo accetta. La donna dunque va a vivere insieme alla sorella e al cognato e il 20 novembre viene appiccato l'incendio. Una volta tornato in libertà continua però a tormentare l'ex moglie: la donna, incinta, prenota esami, visite e controlli di routine alla Asl e lui, che ha accesso ai computer dell'azienda, li cancella. Ora l'ultima parola spetterà alla Corte di Cassazione. (f.a.)

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