Il Tirreno

Prato

Espulso dal centro di accoglienza e arrestato per tentato omicidio

Espulso dal centro di accoglienza e arrestato per tentato omicidio

La storia di Fridick, ventenne nigeriano che lo scorso luglio capeggiò la protesta dei richiedenti asilo Ha ferito gravemente un pachistano che difendeva una trans. E non può essere rimpatriato

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PRATO. Eravamo stati facili profeti, la scorsa estate, quando segnalammo il rischio che i richiedenti asilo espulsi dai Centri di accoglienza straordinaria potessero diventare bombe a orologeria.

Uno di loro, il ventenne nigeriano Fridick Avenbaun, è stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri in piazza della Stazione con l’accusa di tentato omicidio ai danni di un trentenne pachistano, la cui unica “colpa” è di aver provato a difendere una brasiliana, probabilmente una trans, che era stata aggredita dal giovane africano. Il pachistano è stato inseguito al grido “Ti ammazzo, ti ammazzo” dal nigeriano ed è stato ferito al volto con un coccio di bottiglia. Per un puro caso non gli è andata peggio. Quanto al nigeriano, ha tentato di sfuggire all’arresto, è saltato dal muretto sull’argine del Bisenzio, ha guadato le acque gelide ed è stato fermato sull’altra sponda dai militari. Non contento, ha dato in escandescenze anche al pronto soccorso dell’ospedale. Ora è in cella e presto comparirà davanti al giudice per la convalida del fermo.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo radiomobile, tutto è iniziato intorno all’una davanti al chiosco della stazione. Qui il ventenne nigeriano ha litigato non si sa per quale motivo con una ragazza brasiliana (probabilmente una trans, che poi si è allontanata). Vedendo il suo atteggiamento minaccioso, alcuni passanti e frequentatori del chiosco sono accorsi per dare una mano alla brasiliana. Tra loro anche il trentenne pachistano, che è poi quello che ha fatto le spese della propria generosità. Il ventenne nigeriano, infatti, probabilmente sotto l’effetto dell’alcol e comunque parecchio agitato, se l’è presa con lui, non solo a parole. I testimoni riferiscono che si è avvicinato a una campana per la raccolta del vetro, l’ha ribaltata e ha preso un paio di bottiglie, che in un attimo si sono trasformate in cocci appuntiti, l’arma prediletta nelle risse di strada. Brandendo i cocci, Fridick Avenbaun ha cominciato a inseguire il pachistano, all’inizio è stato respinto, poi gli è tornato sotto e lo ha raggiunto con più colpi al volto. Uno dei colpi ha parzialmente reciso il padiglione auricolare. Qualche centimetro più in basso e sarebbe finita in tragedia.

Nel frattempo sul posto è arrivata la prima delle quattro pattuglie inviate dalla centrale operativa dei carabinieri. Il ventenne ha cercato di scappare guadando il fiume, ma è andato poco lontano: sull’altra sponda lo aspettavano i militari con le manette pronte.

Bombe a orologeria, si diceva. Fridick è una di queste. Lo scorso 3 luglio era in prima fila nella manifestazione spontanea inscenata dai richiedenti asilo ospiti del Centro di accoglienza straordinaria di Santa Caterina, in via San Vincenzo. Abbiamo fame, urlavano, ci vogliono cacciare con un pretesto. Il pretesto sarebbe che alcuni degli ospiti non rispettavano le rigide regole dell’accoglienza: tornavano oltre l’ora consentita, non frequentavano i corsi di italiano.

A Fridick è andata proprio così. Il 26 settembre la polizia andò a prenderlo per intimargli di lasciare il Centro. Tra le contestazioni c’era anche quella di essersi denudato in pubblico (a onor del vero solo per qualche secondo) durante la protesta del 3 luglio. Lui ovviamente non la prese bene, cercò di mordere due poliziotti e fu arrestato per resistenza. Il giorno dopo fu condannato a un anno e due mesi con la condizionale e la prima cosa che fece fu tornare al Centro di via San Vincenzo, da dove fu nuovamente allontanato dopo un intervento dei carabinieri. Da quel giorno ha vissuto nel limbo: non è più nel circuito dell’accoglienza, non sa dove sbattere la testa e non può essere espulso perché la sua richiesta di asilo non ha ancora ricevuto l’ormai scontata risposta negativa. Questo ovviamente non giustifica quello che ha fatto, ma aiuta a capire. Fridick non è il solo. Come lui ce ne sono decine. Espulsi dai Cas (soprattutto quando c’era da far posto ai nuovi arrivi) e trasformati in mine vaganti.

Paolo Nencioni

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