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Condanne confermate solo sulla carta

Condanne confermate solo sulla carta

Teresa Moda, pesanti pene alle confezioniste Lin che però sono tornate in Cina grazie alla revoca del divieto di espatrio

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PRATO. È grazie a un’ordinanza del Tribunale del riesame e, ancor prima, alla sentenza del giudice dell’udienza preliminare se le due sorelle cinesi Lin Youlan e Lin Youli, condannate a otto anni e sei mesi e sei anni e dieci mesi per la morte di sette operai nell’incendio della confezione Teresa Moda di via Toscana, il 1° dicembre 2013, non finiranno in carcere dopo che la Corte di Cassazione, martedì sera, ha confermato e reso definitive le condanne. Le porte del carcere non si apriranno, almeno per il momento, perché le due sorelle nel frattempo sono volate in Cina e ci sono forti dubbi che vogliano tornare in Italia a scontare la pena.

Le due donne, difese dall’avvocato Gabriele Zanobini, erano state condannate in primo grado e in appello per omicidio colposo plurimo, omissione dolosa delle cautele anti-infortunistiche e incendio colposo aggravato. Le sorelle Lin hanno saputo l’esito della sentenza dall’avvocato difensore, al quale sempre per telefono hanno espresso la volontà di ritornare in Italia per scontare la pena, ma al momento non è possibile sapere se lo faranno davvero e quando. La sentenza è immediatamente esecutiva e dunque, una volta scese dall’aereo, le sorelle dovrebbero finire direttamente in carcere.

Nel corso del procedimento penale il pubblico ministero Lorenzo Gestri ha sempre espresso parere negativo sulla revoca del divieto di espatrio che era stato imposto alle sorelle Lin, ma già nella sentenza di primo grado il giudice dell’udienza preliminare annullò gli effetti dell’ordinanza di custodia (tra cui il divieto di espatrio) per Lin Youli e per il marito (che fu assolto). Tra il processo di primo e secondo grado, nel 2015, è stato il Tribunale del riesame, accogliendo un’istanza dell’avvocato difensore, a revocare il divieto di espatrio anche per Lin Youlan. Com’era prevedibile, prima della Cassazione le due sorelle sono tornate in Cina e lì si troverebbero tuttora, secondo quanto risulta al difensore. Teoricamente ci sarebbe la possibilità di chiedere l’estradizione, ma questo dipende dalla Procura generale presso la Corte d’appello. La sostanza, al momento, è che non è possibile rendere esecutive le condanne. Intanto il procuratore capo Giuseppe Nicolosi si è detto soddisfatto per la conferma dell’impianto accusatorio, in particolare sull’omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni. È un reato difficile da portare in aula, ma a Prato è già stato contestato tre volte in un anno.

Paolo Nencioni

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