Il Tirreno

Prato

Il sacrario intitolato al gerarca Graziani "favoriva la rinascita di organizzazioni fasciste"

Il monumento di Affile dedicato al generale Graziani (nel riquadro)
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Il monumento di Affile dedicato al generale Graziani (nel riquadro)

Prato, l'avvocato Francesco Mandarano ha reso note le motivazioni della sentenza che ha condannato il sindaco di Affile. La causa era stata promossa nel 2012 da Fulvio Castellani (Anpi)

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PRATO. Il sacrario intitolato al maresciallo Rodolfo Graziani ad Affile (Roma) e la cerimonia di inaugurazione costituirono due elementi "favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste" ed esaltarono la figura di un gerarca del fascismo "autore di efferati crimini di guerra". Anche così il giudice Marianna Valvo del tribunale di Tivoli (Roma) ha motivato la condanna del 7 novembre 2017 per apologia di fascismo contro il sindaco di Affile Ercole Viri (8 mesi) e gli assessori comunali Giampiero Frosoni e Lorenzo Peperoni (entrambi a 6 mesi), colpevoli di aver realizzato in un parco pubblico un monumento a Graziani, originario della cittadina. Lo si legge nelle motivazioni alla sentenza.
"Le motivazioni sono puntuali e precise ed affermano che chi intitola un monumento-sacrario a un criminale di guerra come Rodolfo Graziani, deve inevitabilmente essere condannato per apologia di fascismo", spiega l'avvocato Francesco Mandarano di Prato. "Gli imputati hanno agito con furbizia - aggiunge il legale - Prima hanno ottenuto i finanziamenti dalla Regione Lazio, parlando di 'monumento al soldato', poi lo hanno intestato a Graziani, condannato dal tribunale militare per collaborazionismo". Il processo alla giunta di Affile partì da una denuncia presentata nel 2012 proprio dall'avvocato Mandarono per conto di un iscritto all'Anpi, Fulvio Castellani di Montemurlo.

Il giudice Marianna Valvo di Tivoli (Roma) spiega nelle motivazioni alla sentenza che ha condannato il sindaco di Affile Ercole Viri e due assessori, Giampiero Frosoni e Lorenzo Peperoni, che "appare evidente che" Graziani "avendo ricoperto ruoli apicali nell'ambito del governo della Repubblica Sociale" ed "essendosi reso autore di efferati crimini di guerra, funzionali a promuovere l'ideologia propria di quel regime, sia stato un esponente di rilievo del fascismo".
Quindi, commenta la sentenza, l'intitolazione a lui "con delibera di giunta comunale del sacrario in un parco e la sua inaugurazione con cerimonia pubblica" è una condotta che "ha natura chiaramente rievocativa di Graziani, nel significato delineato dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione in termini tali da poter condurre alla riorganizzazione del disciolto partito fascista". "Si ravvisano, nel caso concreto, - scrive sempre il giudice Marianna Valvo - alcuni elementi sintomatici dell'idoneità della condotta a determinare la 'messa in pericolo' dell'ordine democratico dello Stato".
Lo stesso giudice, commentando l'iniziativa di Affile, rileva il rischio di "un apprezzamento condiviso" e "di per sé emulativo": la collocazione costante in un parco del monumento a Graziani può "far riemergere valori antidemocratici propri di quel regime", pertanto si ha un "concreto antecedente causale idoneo a provocare adesioni e consensi, e a concorrere alla diffusione di idee favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste". Il giudice stigmatizza "l'esaltazione di un personaggio che incarna l'ideologia fascista e che è idonea a offendere o almeno mettere in pericolo i valori democratici della Repubblica tutelati dalla norma" sul reato di apologia di fascismo. La delibera della giunta di Affile "ha attribuito al monumento una determinata valenza storica, rievocativa di un personaggio esponente di valori ed ideologie espressione del regime fascista e in contrapposizione ai principi democratici fondanti lo Stato".
 

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di Redazione web