Gioco
La quota associativa a Smi fa infuriare gli industriali
Riccardo Marini (comitato di presidenza): «Non mi hanno voluto ascoltare, occorre trovare una soluzione altrimenti sarà difficile che le aziende di Prato possano associarsi»
PRATO. Non è ancora fuga di massa da Sistema Moda Italia (Smi), dove trovano casa 50mila aziende italiane del tessile-abbigliamento, ma presto potrebbe succedere a Prato. Nel frattempo, 300 imprenditori pratesi soci di Confindustria Toscana Nord che fanno riferimento a quel comparto hanno in mano una lettera recapitata all’inizio del 2018 dal palazzo di via Valentini. Il messaggio è chiaro: da quest’anno decade la qualifica di “socio collettivo” non più prevista dallo statuto di Smi, in base alla quale con l’iscrizione a Confindustria scattava automaticamente quella alla federazione che in Italia rappresenta 400mila addetti. Ma ora non funziona più così.
La quota associativa Smi. L’iscrizione a Smi non è più inclusa nella quota associativa annuale per stare dentro Confindustria Toscana Nord. Dal canto suo, quest’ultima non può certo imporre ai suoi la scelta di associarsi anche a Smi, che comunque rappresenta pur sempre la federazione di categoria e si occupa soprattutto di relazioni industriali e sindacali, promozione e partecipazione a fiere, internazionalizzazione e analisi del settore.
«Serve un’espressione di volontà individuale del socio per aderire a Smi – spiega il direttore di Confindustria Toscana Nord, Marcello Gozzi – In questa fase stiamo cercando di capire quanto questo possa interessare dopo che abbiamo spedito le lettere. Non vedo ad ogni modo un grande problema “politico”».
Vai a dirlo però all’industriale Leandro Gualtieri, uno dei “padri” fondatori di Smi: dal 1997 al 1999, il patron di Filpucci era stato presidente dell'associazione laniera italiana accorpata successivamente in Smi. «Le nuove regole d’iscrizione penalizzano il distretto pratese», lamentava pochi giorni fa Gualtieri dal suo stand di Pitti Filati. D'altronde, l’orientamento di Confindustria Toscana Nord è quello di lasciare libera scelta alle imprese, né l’intenzione è quella di battere cassa per conto di Smi. Diversamente starebbero facendo l’Unione industriale biellese e Unindustria Como, in trattativa con Smi per adottare un modello di “completo inquadramento” in base al quale le associazioni del territorio farebbero da “garante” verso la federazione.
Il ruolo di Prato. Il problema “politico” si pone, eccome: tanti imprenditori s’interrogano a questo punto sul peso che riveste il nostro distretto all’interno della federazione di riferimento. Come l’industriale Raffaella Pinori di Pinori Filati che auspica un dietrofront. «Mi auguro un ripensamento di Smi, anche perché parliamo di un soggetto strategico che fa lobby a livello nazionale e ci rappresenta anche alle trattative per il contratto nazionale. Dispiace però notare come negli ultimi anni l’attenzione della federazione si sia spostata verso la filiera a valle». Se ne parla anche all’interno del consorzio Pratotrade, impegnato nella prossima trasferta di Milano Unica (6-8 febbraio). «Purtroppo Smi, agli occhi dei produttori di tessuti, ha due “problemi” – fa notare l’imprenditore Sandro Ciardi della Dinamo - Da una parte la tipologia degli associati che sono soprattutto confezionisti, dall’altra i servizi che propone: pochi o poco pubblicizzati».
Com’è andata. Del comitato di presidenza di Smi (in scadenza) fa parte Riccardo Marini, ex presidente dell’Unione industriale pratese. «Non mi hanno voluto ascoltare. Ho il timore che se non si trova una formula che dia la possibilità di rimanere in Smi sarà difficile che da Prato le aziende possano associarsi». Una patata bollente per il neo presidente designato di Sistema Moda Italia, Marino Vago? «Non è solo una questione di costi – riprende Marini – È ovvio che per una piccola azienda pesi anche spendere 500 euro se non si riconosce e non si conosce la capacità di lobby che è in grado di esercitare Smi. Milano è sempre stata fisicamente e mentalmente lontana. C’è sempre stato scarso coinvolgimento di Prato in rappresentanza del “monte” della filiera. Il nuovo presidente di Smi è persona in gamba, sono certo che saprà come muoversi».
Maria Lardara
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