La manifestazione
Parte la campagna di Silli: "Mandate un pratese a Roma"
Il candidato del centrodestra “scippa” alla sinistra la Rifinizione Santo Stefano e attacca i concorrenti: "Non ce l’ho con loro, ce l’ho con chi ce li ha mandati". Dice di avere in tasca un sondaggio molto promettente
PRATO. Mandate un pratese a Roma, perché Prato deve tornare a contare. È questo il primo messaggio della campagna elettorale di Giorgio Silli, candidato del centrodestra nell’uninominale per la Camera. Messaggio ampiamente previsto, tenuto conto che i suoi due principali concorrenti hanno radici altrove. A Sondrio Benedetto Della Vedova, candidato del centrosinistra; a Reggello Chiara Yana Ehm, candidata del M5S.
Ma il messaggio più forte stavolta è il luogo scelto da Silli per dare il via alla sua campagna: la Rifinizione Santo Stefano di un decano del distretto tessile come Renato Cecchi. Silli non è il primo politico che passa di qui, ma quelli che lo hanno preceduto erano quasi tutti di sinistra, salvo l’eccezione del leghista Claudio Morganti nel 2010. L’anno prima Cecchi figurava tra i finanziatori della campagna di Andrea Lulli (Pd) e successivamente ha ospitato l’allora segretario Dario Franceschini e l’ex ministro Pierluigi Bersani.
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Quello di Silli è dunque un doppio messaggio: conosco il distretto tessile meglio di tutti i miei concorrenti (l’azienda di famiglia dista 300 metri) e voglio prendere voti anche nel bacino di centrosinistra. Anche senza il baffetto che faceva tanto Clark Gable, Silli non ha la faccia dell’operaio o dell’artigiano, ma sa che nemmeno i suoi competitors ce l’hanno e dunque ci prova. «D’altra parte - dice - in economia sono più a sinistra di Della Vedova. Il fatto che il Pd abbia candidato un estimatore della Tatcher che faceva sparare sui minatori e di Reagan mi lascia abbastanza perplesso».
Silli ripete che non cercherà lo scontro personale, ma è inevitabile che qualcosa sfugga: «Non ce l’ho coi paracadutati, anche se per venire qui alla Santo Stefano qualcuno ce li dovrebbe portare perché probabilmente non sanno nemmeno dov’è Palazzo Pretorio. Non ce l’ho con loro, ce l’ho con chi ce li ha mandati. Certe candidature significano che Prato è stata presa a calci da Roma e da Firenze. Considerata soltanto un serbatoio di voti». Su questo tema gioca sul velluto, così come sulle molteplici esperienze politiche di Della Vedova: «I contenitori ideologici e le dottrine politiche sembrano passate di moda, ma per me sono ancora importanti». Tradotto: non si può passare impunemente da un partito all’altro senza pagare dazio. A proposito di dazi, Silli non la mette giù dura come Donald Trump, ma ritiene necessario un aggiustamento delle regole di reciprocità doganale: «Quando mandiamo la merce in Cina ci fanno il mazzo, e noi invece prendiamo tutto quello che mandano». Ci sarà tempo per sviscerare gli altri temi della campagna elettorale. Intanto tengono banco i numeri. Silli dice di avere in tasca un sondaggio di inizio dicembre in cui si simulava la candidatura di un esponente del Pd contro di lui. Secondo il candidato del centrodestra, il centrosinistra sarebbe stato avanti di soli due punti. All’epoca del sondaggio non c’era ancora l’accordo con “Noi per l’Italia” e non c’era la candidatura Della Vedova. Per questo Silli sorride sotto quel baffetto che non c’è più.
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