Sicurezza
Contributo statale per un agriturismo mai nato a Cantagallo
Tre imprenditori condannati a restituire 120mila euro dopo un controllo eseguito dalla Guardia di finanza
CANTAGALLO. Hanno preso i soldi dell’Unione europea, dello Stato e della Regione per fare un agriturismo, ma l’agriturismo non è mai stato aperto, e così tre imprenditori della Valbisenzio dovranno restituire 120mila euro indebitamente percepiti. Lo ha stabilito una sentenza della sezione toscana della Corte dei Conti depositata alcuni giorni fa.
La vicenda riguarda la società agricola Rocca Cerbaia di Gianluca Giovannetti (soci accomandatari Alessandro Giovannetti e David Gori) con sede a Cantagallo in località Casugnano, un gruppo di case sotto quello che resta della Rocca di Cerbaia.
Il 13 febbraio 2009 la società ha presentato domanda per ottenere un contributo pubblico relativo al Programma di sviluppo rurale 2007/2013 della Regione, previsto dal regolamento della Comunità europea sulla “Diversificazione in attività agricole”. In altre parole venivano offerti contributi del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale finalizzati all’apertura di agriturismi. Nel bando erano indicati una serie di obblighi, tra i quali ovviamente l’apertura dell’attività e l’impegno a restituire il contributo concesso nel caso di perdita dell’autorizzazione per attività agrituristiche. Il contributo, a firma di Luca Maccelli, responsabile dell’area tecnica Agricoltura e foreste dell’ex Comunità montana, è stata accettata ili 22 marzo 2010. Successivamente la società Rocca Cerbaia ha chiesto una deroga per il termine dei lavori, fino al 30 aprile 2011, presentando comunque domanda di pagamento. Dopo un paio di sopralluogo eseguiti il 13 e il 23 luglio dal funzionario Maccelli, il successivo 16 agosto l’importo di 120.140 euro è stato effettivamente approvato, ed erogato in ottobre. Tutto risolto? Non proprio, perché successivi accertamenti della guardia di finanza hanno ipotizzato che la struttura non fosse idonea all’agriturismo e che mancavano le segnalazioni allo Sportello unico attività produttive e la documentazione dell’attività svolta. A tagliare la testa al toro ci hanno pensato le dichiarazioni dei padri di due soci, che il 25 gennaio 2016, sentiti dalla guardia di finanza, hanno ammesso che l’attività di agriturismo non era mai stata avviata. La sentenza di condanna è la logica conseguenza.
Al funzionario Maccelli non è stato imputato nulla perché «la situazione di irregolarità si sarebbe realizzata in epoca successiva alla data del collaudo».
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