Gioco
Le leggi razziali nelle memorie di Sonia Oberdorfer
Lunedì 29 gennaio la presentazione del libro sulla sua vita pubblicato da Istituto toscano della Resistenza e Cdse
PRATO. Si chiama Sonia Oberdorfer e nel 1938 all'entrata in vigore delle leggi razziali fasciste aveva vent'anni e faceva la maestra. Oggi quella signora fiorentina è centenaria e le sue memorie sono state affidate ad un libro la cui prima presentazione ci sarà il 29 gennaio alle ore 17 all'Archivio di Stato. Il volume esce in occasione della giornata della memoria 2018. Il libro si intitola “La tela di Sonia” e tratta degli affetti, dei legami familiari, dell'arte nelle memoria di questa maestra ebrea. Il volume, pubblicato per i tipi della Giuntina dall'Istituto storico della Resistenza in toscana e dalla Fondazione centro di documentazione storico etnografica e con il sostegno della Regione, è stato curato da Marta Baiardi, Alessia Cecconi e Silvia Sorri che nella prima parte del volume hanno scritto dei “Forti-Castelfranco di Prato (Sorri), dell'officina artistico cultutale del villino Serristori prima e dopo le leggi razziali (Cecconi) e 'La tela di Sonia.
Autobiografia di una donna lieta” (Baiardi). Poi si possono leggere le memorie che l'insegnante aveva iniziato a scrivere quando era settantenne, volendo che quanto da lei vissuto rimasse. La vita di Sonia Oberdorfer è legata anche a Prato: è nipote di Matilde Forti e Giorgio Castelfranco, entrambi pronipoti di Beniamino Forti, capostipite della famiglia ebrea di imprenditori pratesi che fondarono la fabbrica Forti. La giovane Sonia insieme alla famiglia non fu deportata nei campi di concentramento ma la sua vita andò in frantumi dall'entrata in vigore delle legge razziali. Non potè più fare l'insegnante nelle scuole pubbliche e trovò lavoro presso una famiglia ebrea come donna di servizio.
Nel libro ricorda il padre, ferroviere, che licenziato, i cugini Giovanna e Paolo Castelfranco che da un giorno all'altro partono per la Svizzera e poi per l'America nel silenzio. «Neppure ci salutammo – si legge nelle memorie della donna – Si salveranno grazie alla vendita della preziosa e ineguagliabile collezione dei De Chirico di famiglia, che Castelfranco aveva raccolto quando il giovanissimo pittore veniva a Firenze, ospite della sua villa di lungarno Serristori, oggi museo casa Siviero». Alla presentazione del libro interverranno Diana Toccafondi, le autrici, la presidente della comunità ebraica di Firenze Daniela Misul e la docente di storia contemporanea Simonetta Soldani.
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