Proteste
Varvarito e Signorini, crisi da risolvere
Il sindaco Biffoni in Regione per trovare una soluzione alle vertenze dell’azienda di inerti e di quella che fa rubinetti
PRATO. Due aziende pratesi in crisi, l’una del comparto edilizia e l’altra della metalmeccanica. Due tavoli di crisi in Regione: uno è convocato a Palazzo Strozzi Sacrati per domani, un altro sarà chiesto dal sindaco Matteo Biffoni. Per una pura coincidenza temporale s’intrecciano le storie della Varvarito Lavori e delle rubinetterie Signorini, due storie di crisi aziendali su cui s’accendono i riflettori dell’istituzione regionale e locale.
Varvarito: concessione a rischio? Pesa come un macigno l’ultima decisione annunciata dall’azienda di voler licenziare 55 dipendenti su un totale di 98. L’appello lanciato dalle organizzazioni sindacali è stato raccolto dal sindaco Matteo Biffoni che ieri ha incontrato nel suo ufficio i rappresentanti sindacali di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil per avere un quadro più chiaro della situazione. Il fatto è che nel 2016 fu concessa a Varvarito un’autorizzazione ambientale della Regione per far girare l’impianto di materiali inerti sul terreno di San Giorgio a Colonica, di proprietà dell’azienda. Fu un’autorizzazione data in deroga (la destinazione urbanistica del terreno – agricola – era incompatibile con la lavorazione degli inerti), dalla durata decennale, per tutelare i posti di lavoro in mancanza di un’area destinata alla frantumazione degli inerti sul territorio pratese (che sorgerà in futuro a Casale). «Ma si parlava di una realtà che contava 100 dipendenti, con prospettive di crescita occupazionale», ricorda il sindaco Matteo Biffoni. Che domani prenderà parte al tavolo di crisi convocato a Firenze per discutere del futuro di un’altra azienda pratese, le rubinetterie Signorini: con l’occasione proporrà la convocazione dell’unità di crisi anche per la Varvarito. Al momento, gli operai sono in cassa integrazione straordinaria fino agli inizi di marzo. «Abbiamo tutti lavorato insieme perché l’azienda ottenesse il terreno a San Giorgio con l’obiettivo di evitare licenziamenti aumentando semmai l’occupazione», lamentano in coro i componenti della delegazione sindacale (Emilio Testa, Enrico Talenti e Giulia Masini della Fillea-Cgil, Stefano Tesi della Filca– Cisl e Gaudenzio Rinaldi della Feneal-Uil). Incognite che si sommano a ritardi nei pagamenti degli stipendi: risulta ai sindacati che non siano ancora riscosse le mensilità di novembre e dicembre.
Crisi alla Signorini. Da oltre novant’anni i loro rubinetti fanno il giro del mondo, testimoni di alta sapienza artigianale e lusso “made in Italy”. Il momento è duro per la Pietro Signorini & Figli che da quindici anni opera nello stabilimento di via Confini, all’inizio del Macrolotto 2 pratese. Una crisi che affonda le radici nel 2015 quando fu fondata la Signorini Ulivelli srl con 90 dipendenti, frutto della fusione di due aziende metalmeccaniche, la Ulivelli di Sesto, produttrice di accessori per pelletteria e la Pietro Signorini & Figli. Cessata l’attività della Signorini-Ulivelli, oggi l’azienda pratese corre da sola con le sue gambe ma da due mesi, secondo quanto riferito da fonti sindacali, il personale sarebbe in cassa integrazione straordinaria (una ventina di dipendenti). A questo servirà il tavolo di crisi convocato in Regione al quale parteciperà anche il sindaco Biffoni. Qual è la strada che vuole percorrere l’azienda? Il Tirreno ha provato a raggiungere telefonicamente il titolare della Signorini, Mauro Del Conte, per avere una risposta ma non è stato possibile rintracciarlo in azienda.
Maria Lardara
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