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Deassimilazione scarti tessili, situazione drammatica per le aziende
Dura presa di posizione dei vertici di Confartigianato che attaccano le varie istituzioni cittadine accusate di non rendersi conto della gravità della situazione e dell'illegalità in cui sono costrette loro malgrado molte aziende
PRATO. “La situazione è ormai critica e non più sopportabile dalle imprese che stanno pagando in prima persona la mancanza di un piano industriale con scelte non fatte o fatte a metà per scarso coraggio, come quelle per la realizzazioni degli impianti destinati allo smaltimento dei rifiuti”. È il presidente di Confartigianato Imprese Prato, Luca Giusti, a intervenire sulla situazione divenuta oggi drammatica per le imprese artigiane tessili, da un lato costrette al regime della deassimilazione ma alla prova dei fatti impossibilitate a rispettarlo per l’incapacità e l’insufficienza delle strutture adibite a questo servizio.
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“Il venir meno delle discariche non può rappresentare una scusante – continua Giusti – Nello scorso maggio Confartigianato aveva espressamente chiesto un rinvio dell’entrata in vigore della deassimilazione, rinvio tra l’altro attuato da comuni del Pistoiese. Un appello rimasto inascoltato e dobbiamo purtroppo constatare che avevamo ragione. La situazione oggi è addirittura paradossale: le aziende per la raccolta dei rifiuti non possono prendere in carica nuove richieste col risultato che se anche le aziende che finora non lo hanno fatto volessero regolarizzarsi, sarebbero impossibilitate a farlo”.
“I rappresentanti delle varie istituzioni non si stanno rendendo conto delle problematiche che le imprese stanno vivendo – dice il presidente della Federazione Moda di Confartigianato Prato, Moreno Vignolini – Ci sono capannoni colmi di scarti tessili impossibili da smaltire. Il paradosso è che si superano le soglie previste per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti, le imprese potrebbero essere anche soggette a multe, senza contare che per ottenere la riduzione della Tari occorre dimostrare di effettuare una deassimilazione che non è possibile fare. Le nostre imprese sono quindi costrette, loro malgrado, a una condizione di illegalità. Questo per la mancanza di coraggio nel fare scelte impopolari o peggio, lasciarle a metà facendone pagare l’inutile costo alle imprese”.
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