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Elezioni, prende quota l’ipotesi Lorenzin

Elezioni, prende quota l’ipotesi Lorenzin

Il Pd alle prese con gli appetiti degli alleati: la ministra potrebbe essere la “papessa straniera”. Silli (Fi) non vede l’ora

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PRATO. A meno di una settimana dalla scadenza per la presentazione delle candidature per le elezioni politiche del 4 marzo, tutti gli schieramenti hanno le loro spine, ma le più appuntite sembrano quelle del Partito democratico, alle prese con gli appetiti sempre più forti degli alleati di coalizione.

Ecco perché nelle ultime ore ha preso quota il nome della ministra della Salute Beatrice Lorenzin, leader della lista “Civica popolare”, per il collegio uninominale alla Camera, l’unica vera “piazza” dove si combatte per un posto, visto che l’uninominale del Senato dovrebbe essere appannaggio della deputata uscente pistoiese Caterina Bini. Lorenzin avrebbe scalzato nel borsino elettorale della coalizione di centrosinistra Emma Bonino, che dovrebbe finire a Milano, ma ancora i giochi sono tutti aperti e almeno fino a domani non ci sarà nulla di ufficiale né di ufficioso.

Certo è che l’ipotesi Lorenzin intriga parecchio l’ex assessore Giorgio Silli, quasi certo della candidatura all’uninominale per il centrodestra, tanto da fargli dire: «Se mandano lei accendo un cero. Li voglio vedere i comunisti pratesi a votarla, lei che fino al 2013 stava con Berlusconi». Il problema c’è, in effetti, e se lo starà ponendo anche il ministro dello Sport Luca Lotti, delegato a mettere insieme il puzzle delle candidature. La ministra insomma sembra più digeribile di nomi come Riccardo Mazzoni o addirittura Denis Verdini, per l’elettorato Pd, ma non più di tanto.

E allora tocca pensare alle alternative. Da Roma avvertono che l’ipotesi di una candidatura espressione del territorio (il segretario Gabriele Bosi o Ilaria Santi) non è definitivamente tramontata. Però si calcola che siano almeno cinque i collegi uninominali toscani da riservare agli alleati del Pd, che rispondono ai nomi di Gabriele Toccafondi (un altro ex Forza Italia), Pier Carlo Padoan (che correrà a Siena), Riccardo Nencini (segretario Psi, altro nome buono per Prato), Beatrice Lorenzin ed Edoardo Nesi (cavallo di ritorno, eletto nel 2013 con Scelta civica e poi confluito nel gruppo misto). E Prato figura nell’elenco della trentina di collegi dati per sicuri al centrosinistra in Italia (una decina in Toscana).

Il Pd pratese si trova ora a pagare un prezzo molto alto al passo indietro che fu chiesto nel 2014 all’allora deputato Matteo Biffoni, chiamato a fare il sindaco: qui non c’è un deputato uscente, che avrebbe fatto la differenza. E dunque può diventare una pista di atterraggio per la ministra paracadutata da Roma, a meno che le voci di questi giorni non siano volontari o involontari depistaggi. Gabriele Toccafondi, per esempio, è dato nel collegio Firenze 1, ma potrebbe non reggere il confronto con Speranza (Leu) e Bonafede (M5S), e forse dirottato altrove. Di fatto, se arriverà un “papa” o una “papessa” straniera si profilerebbe una situazione inedita per Prato, che non avrebbe nemmeno un candidato espressione della sinistra storica in grado di vincere (sia Caterina Bini che Antonello Giacomelli, quasi certo di guidare il listino per la Camera, vengono dalla Margherita). A differenza di Pistoia che potrà schierare Edoardo Fanucci.

La spina del centrodestra è piccola ma potrebbe far male. Si chiama Energie per l’Italia, il movimento di Stefano Parisi che non ha trovato l’accordo con Berlusconi e potrebbe schierare a Prato Antonio Longo o Alessandro Giugni, capaci di togliere a Giorgio Silli i voti decisivi per giocarsela alla pari col centrosinistra. Lo stesso Silli ha chiesto di essere garantito altrove in un listino, ma non è detto che lo accontentino.

La spina sul fianco sinistro del centrosinistra è un po’ più grossa e si chiama Liberi e Uguali, pronti a mettere in campo la presidente dell’Anpi Angela Riviello, nonostante i mal di pancia interni all’associazione dei partigiani da parte di chi non vorrebbe esporsi troppo politicamente.

Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, resta un mistero. Domenica sono usciti i nomi dei listini alla Camera (Riccardo Ricciardi, Gloria Vizzini, Daniele Ghiotti, Claudia Rossi) e al Senato (Laura Bottici, Gianluca Ferrara, Sara Paglini, Nicola Zeloni), nomi che ai più dicono poco, fatta eccezione per la Bottici, parlamentare uscente. Per i collegi dell’uninominale è ancora tutto nelle mani di Luigi Di Maio, che dice di voler pescare anche nella società civile. Di fatto nomi spendibili anche solo come ipotesi per ora non ce ne sono.

Paolo Nencioni

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