Sicurezza
Pretendevano il pizzo arrestati fratelli di Poggio
Un imprenditore versava duemila euro alla settimana, un altro ha pagato 100mila euro Il procuratore capo: «Riteniamo ci siano altre vittime che ancora non hanno denunciato»
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PRATO. I carabinieri hanno arrestato due fratelli, Vincenzo Bartolo, 51 anni, di Poggio a Caiano, e Silvano Bartolo, 54 anni, residenti rispettivamente a Poggio a Caiano e Carmignano e di origine calabrese, per estorsione continuata. Secondo quanto accertato dalle indagini, coordinate dai sostituti procuratori Laura Canovai e Valentina Cosci, i due nel corso degli anni, in un caso a partire almeno dal 2010, erano riusciti ad estorcere denaro a due piccoli imprenditori, uno del settore delle slot machine e l'altro nella minuteria metallica, facendosi consegnare un pizzo fino a 2.000 euro alla settimana, nel caso di uno dei due imprenditori. L'altro imprenditore dal 2014 avrebbe consegnato circa 100.000 euro.
Nella stessa indagine compare anche Bruno Bartolo, il figlio venticinquenne di Vincenzo, che è stato già arrestato a dicembre. I due imprenditori sono entrambi residenti a Poggio e negli anni hanno continuato a subire il pizzo in alcuni casi sotto la minaccia di una scacciacani, modificata ad arte da sembrare una pistola vera. Ma alla fine una delle due vittime, il titolare di un laboratorio di minuteria metallica, si è ribellato e Vincenzo Bartolo e ne è nata una colluttazione. A quel punto l'uomo si è convinto a denunciare l'estorsione ai carabinieri. L'altra vittima invece è stata convinta solo dopo, perché tirata in ballo nell'indagine.
I due fratelli arrestati, pur risultando ufficialmente senza lavoro, potevano permettersi un livello di vita considerevole. Tanto che la famiglia ha acquistato e pagato in contanti una macchina di lusso da 70.000 euro, hanno dimostrato gli inquirenti, proprio con i soldi incassati dagli imprenditori taglieggiati. I fratelli Bartolo hanno precedenti di polizia specifici per estorsione e reati analoghi. Nel 2012 sono finiti in carcere per rapina ai danni di un altro imprenditore. Il processo si è chiuso col patteggiamento: 3 anni e tre mesi a Vincenzo Bartolo, da scontare agli arresti domiciliari, e una pena inferiore per Silvano, grazie alla quale è stato rimesso in libertà.
L'impressione della procura è che le vittime dei due estorsori potrebbero essere di più. E le indagini proseguono in tal senso. Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi rivolge un appello: «Ci sono diversi elementi indiziari che ci inducono a ritenere che questa attività sia più estesa e che le vittime non abbiamo ancora denunciato. Invitiamo pertanto le altre persone che fossero state taglieggiate come i due imprenditori a denunciare e a presentarsi. L'omertà è la pre-condizione per l'espansione delle attività criminali».
Francesco Albonetti
Nella stessa indagine compare anche Bruno Bartolo, il figlio venticinquenne di Vincenzo, che è stato già arrestato a dicembre. I due imprenditori sono entrambi residenti a Poggio e negli anni hanno continuato a subire il pizzo in alcuni casi sotto la minaccia di una scacciacani, modificata ad arte da sembrare una pistola vera. Ma alla fine una delle due vittime, il titolare di un laboratorio di minuteria metallica, si è ribellato e Vincenzo Bartolo e ne è nata una colluttazione. A quel punto l'uomo si è convinto a denunciare l'estorsione ai carabinieri. L'altra vittima invece è stata convinta solo dopo, perché tirata in ballo nell'indagine.
I due fratelli arrestati, pur risultando ufficialmente senza lavoro, potevano permettersi un livello di vita considerevole. Tanto che la famiglia ha acquistato e pagato in contanti una macchina di lusso da 70.000 euro, hanno dimostrato gli inquirenti, proprio con i soldi incassati dagli imprenditori taglieggiati. I fratelli Bartolo hanno precedenti di polizia specifici per estorsione e reati analoghi. Nel 2012 sono finiti in carcere per rapina ai danni di un altro imprenditore. Il processo si è chiuso col patteggiamento: 3 anni e tre mesi a Vincenzo Bartolo, da scontare agli arresti domiciliari, e una pena inferiore per Silvano, grazie alla quale è stato rimesso in libertà.
L'impressione della procura è che le vittime dei due estorsori potrebbero essere di più. E le indagini proseguono in tal senso. Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi rivolge un appello: «Ci sono diversi elementi indiziari che ci inducono a ritenere che questa attività sia più estesa e che le vittime non abbiamo ancora denunciato. Invitiamo pertanto le altre persone che fossero state taglieggiate come i due imprenditori a denunciare e a presentarsi. L'omertà è la pre-condizione per l'espansione delle attività criminali».
Francesco Albonetti
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