Il Tirreno

Prato

maxi inchiesta sulla mafia 

I legali di due cinesi interrogati «Ordinanza mai tradotta»

PRATO. È iniziata la lunga sequela degli interrogatori di garanzia di fronte al gip per le decine di arrestati nella maxi-inchiesta sulla mafia cinese. E con essi anche i primi silenzi, visto che la...

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PRATO. È iniziata la lunga sequela degli interrogatori di garanzia di fronte al gip per le decine di arrestati nella maxi-inchiesta sulla mafia cinese. E con essi anche i primi silenzi, visto che la maggior parte degli orientali sentiti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Un motivo c’è, secondo gli avvocati Federico Febbo e Costanza Malerba che difendono due cinesi arrestati a Prato: l’ordinanza cautelare del gip non è mai stata tradotta in italiano. «Ci siamo trovati nel carcere di San Gimignano con i nostri assistiti a occhi spipati che non conoscevano neppure i capi di accusa – dice Febbo – Ci ha lasciati molto perplessi il fatto che l’ordinanza di custodia sia solo in lingua italiana e non sia mai stata tradotta in cinese, con questi che non capiscono una parola. Eppure il gip l’ha firmata a novembre. Sono trascorsi due mesi e nessuno si è preso la briga di tradurre l’ordinanza anche in lingua cinese. Con questi presupposti sarà difficile lavorare. Oltretutto i reati sono piuttosto complessi: la mafia è un’imputazione ampia ed articolata, che descrive condotte che coinvolgono anche l’attività lecita piegata ad attività intimidatoria. ma vaglielo a spiegare». (f.a.)

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