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Prato

Varvarito, annunciati 55 licenziamenti

Varvarito, annunciati 55 licenziamenti

L’azienda, in assenza di commesse nel settore del movimento terra, ha previsto ulteriori tagli al personale

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PRATO. Fianco a fianco del datore di lavoro per quattro anni, per difendere con le unghie e con i denti quell’azienda priva di un sito dove lavorare ma che ora decide di licenziarli. Alzano la voce i lavoratori della Varvarito: sono una sessantina, in assemblea con i loro rappresentanti sindacali. Giovedì scorso al circolo Arci di Calenzano va in scena una protesta infuocata. Si sentono traditi, colpiti alle spalle dall’azienda specializzata nella frantumazione di materiali inerti che ha deciso di procedere con un licenziamento collettivo per 55 di loro su 98 unità di personale. Sì perché nella comunicazione inviata ai sindacati lo scorso 20 dicembre si legge che «per mancanza di commesse» l’azienda vuole mettere in mobilità 27 ulteriori dipendenti oltre ai 28 che furono dichiarati in esubero a suo tempo: un’emorragia di posti di lavoro che i sindacati riuscirono a tamponare chiudendo un accordo lo scorso 4 marzo che prevedeva il ricorso alla cassa integrazione straordinaria di un anno. Ma i rubinetti degli ammortizzatori sociali stanno per chiudersi e i licenziamenti sembrano purtroppo inevitabili, facendo saltare dalla seggiola i sindacati che entro marzo (la procedura di mobilità dura 75 giorni) proveranno a cercare una soluzione. Tempi stretti dunque mentre il 9 gennaio scorso Feneal-Filca-Fillea hanno incontrato i vertici della Varvarito Lavori con la sede operativa provvisoria in via del Ferro, su terreni di proprietà, in attesa di traslocare in modo stabile nella zona del casello di Prato ovest (Casale). «Siamo preoccupati perché Varvarito Lavori ha retto nel mercato nonostante l'imponente crisi del settore – scrivono in una nota congiunta le tre sigle - Perché licenziare oggi, quando a Firenze stanno per avviarsi grandi opere come Tav, stadio, aeroporto e con le ingenti somme stanziate nel patto per lo sviluppo siglato nel dicembre 2016?». I sindacati, che si appellano anche al Comune di Prato per la difesa dei posti di lavoro, vogliono vederci più chiaro dopo che l’azienda s’è spesa tanto per ottenere un sito in cui poter operare suscitando la reazione di diversi comitati locali contrari all'insediamento di un impianto di inerti. «Perché licenziare dopo che un anno e mezzo l’azienda aveva ottenuto a Prato il terreno per il nuovo impianto di conferimento di materiali inerti con una concessione decennale, su cui per primi i lavoratori si sono mobilitati?». Di certo non sarà più possibile rinnovare la cig straordinaria e nella lista degli esuberi finiscono diverse figure, dagli impiegati ai carpentieri. «L’azienda non ha dato risposte chiare, manca un piano industriale», tuona Giulia Masini della Fillea-Cgil fiorentina mentre per il collega Stefano Tesi della Filca-Cisl «la trattativa deve servire a ridurre quanto più possibile il numero degli esuberi in un’ottica di rilancio dell’azienda». La vicenda intanto si sposta sui banchi del consiglio comunale con la consigliera indipendente Marilena Garnier che chiama in causa il sindaco. «Biffoni spieghi quali garanzie ebbe dalla Varvarito dopo che, un anno e mezzo fa, fu deliberata la concessione decennale sul terreno adiacente all’uscita autostradale. E trovi ora una giustificazione per i cittadini di Casale».

Maria Lardara

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