Il Tirreno

Prato

il poliziotto 

Rientra dalla pensione per dare una mano

PRATO. La differenza tra lavorare per scaldare la sedia e farlo con passione, nell’inchiesta sulla mafia cinese di Prato, si chiama Alessandro Savoi. Commissario della squadra mobile sconosciuto ai...

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PRATO. La differenza tra lavorare per scaldare la sedia e farlo con passione, nell’inchiesta sulla mafia cinese di Prato, si chiama Alessandro Savoi. Commissario della squadra mobile sconosciuto ai non addetti ai lavori, Savoi è stato una delle memorie storiche della Questura fino a un paio di anni fa, quando è andato in pensione dopo una vita in polizia. Ma la scorsa notte, mentre le volanti uscivano per andare ad arrestare i membri del gruppo guidato da Zhang Naizhong, c’era lui alla finestra del terzo piano della Questura, accanto al capo della squadra mobile Francesco Nannucci in maniche di camicia. E ovviamente non passava di lì per caso. Pur essendo in pensione, l’ex ispettore ha trascorso l’ultima settimana a lavorare da mattina a sera accanto agli ex colleghi della Mobile per mettere insieme le carte che sono finite agli atti del procedimento, e anche ieri era in Questura a sistemare le pratiche.

Ci teneva troppo a questa inchiesta, sulla quale insieme al vicequestore Nannucci ha lavorato per oltre cinque anni. Quei nomi spesso difficili da pronunciare e molto facili da dimenticare, tutti quegli Zhang, Chen e Lin, avevano segnato gli ultimi anni della sua carriera ed erano diventati come gente di famiglia. Logico dunque che quando è arrivato il momento di stringere il cerchio e portare a casa il risultato Alessandro Savoi abbia voluto essere in prima linea come un tempo. Logico ma niente affatto scontato se il lavoro significa timbrare il cartellino due volte al giorno.

Nelle Squadre mobili della polizia (o nei Nuclei investigativi dei carabinieri), anche volendo, è difficile interpretare il lavoro in quella maniera. Si è o si dovrebbe essere sempre operativi, reperibili, pronti a uscire di nuovo anche se la cena è stata appena servita.

Alessandro Savoi era ed è uno di quelli. Non ha nemmeno dovuto appendere la divisa al chiodo perché lui quella divisa se l’è messa solo in occasione delle Feste della polizia, quando c’era da prendere un encomio. Per il resto, in strada, a osservare senza essere osservato. (p.n.)

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