Il dolore
Pannoloni e cateteri, il ritiro in ospedale ora è un calvario
Il trasferimento del servizio farmaceutico territoriale da via Filicaia al Santo Stefano sta creando disagi
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PRATO. In coda, in spazi angusti, con impiegati che a fine turno non vedono l’ora di alzarsi e andarsene, con l’auto parcheggiata nella sosta riservata ma con disco orario e con una guardia giurata che minaccia di chiamare il carro attrezzi se l’ora di sosta non viene rispettata. Che incubo per i familiari di persone che necessitano di “presidi per pazienti diabetici, materiale di medicazione, prodotti per pazienti portatori di stomie, prodotti per cateterismo, alimenti destinati a pazienti con particolari patologie, pannoloni per l’incontenenza eccetera”. La scelta di trasferire il servizio farmaceutico territoriale all’interno della palazzina economale dell’ospedale Santo Stefano, prima ospitato nell’edificio di via Da Filicaia, viene spiegata da una parte con ragioni di economicità (l’immobile di via Da Filicaia era in affitto), dall’altra di praticità perché avvicina il servizio dei presidi a quello dei farmaci. Giuseppe Spatafora giovedì scorso ha provato sulla propria pelle la nuova organizzazione. «Sono andato a ritirare del materiale per mio padre infermo - racconta - la stessa operazione che ogni mese faccio. Prima in via Da Filicaia ora all’ospedale. Il primo impatto negativo lo si ha col parcheggio. L’area riservata è la stessa per il Pronto soccorso. Una guardia giurata mi ha invitato a non trattenermi per oltre un’ora perché altrimenti avrebbe chiamato il carroattrezzi. Lì la sosta è consentita solo col disco orario, mentre in via Da Filicaia si poteva sostare usando il parchimetro. Quando sono entrato sono rimasto meravigliato dagli spazi ridotti e dalla tanta gente in attesa nel corridoio. L’orario del lunedì e giovedì è solo pomeridiano, 14-17. Io sono arrivato alle 15,30 ed ho preso il numero 40. Quando è toccato a me l’impiegato ci ha messo mezz’ora per digitare la richiesta, a quel punto erano le 17. Mi ha consegnato il foglio e mi ha detto: “Può ritornare domani a ritirare”. Loro non me l’avrebbero consegnati perché il loro orario era finito. Ovviamente gli ho risposto che non avevo perso tutto quel tempo per ripresentarmi il giorno dopo ed ho insistito per ritirare i prodotti. Il fatto che complica ulteriormente è che il magazzino è nel sotterraneo, e questo comporta un’altra perdita di tempo. Vista la mia reazione - prosegue Spatafora - mi hanno detto che i prodotti sarei dovuto andare a prendermeli da solo. E così ho fatto. Ho preso l’ascensore e mi sono presentato davanti ad un altro impiegato: “ E lei che ci fa qui?” mi ha detto. Gliel’ho spiegato, lì per lì non voleva consegnarmi niente, poi mi ha dato i prodotti, li ho messi su un carrello ed ho ripreso l’ascensore. Poi sono andato a riprendere l’auto per caricare il materiale. Una vicenda assurda. Resta inspiegabile perché non si tenga aperto il servizio farmaceutico anche il sabato e perché queste richieste, anzichè mensili, non le si facciano bimestrali, così da ridurre i disagi».
Giovanni Ciattini
Giovanni Ciattini
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