Il Tirreno

Prato

Il capo della mafia sconosciuto ai notabili cinesi

Paolo Nencioni
Merce scaricata da un camion dell'organizzazione
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Merce scaricata da un camion dell'organizzazione

Gli imprenditori più in vista della comunità cinese a Prato smentiscono di conoscere Zhang Naizhong, l'uomo arrestato come presunto capo di una banda mafiosa che aveva il monopolio dei trasporti orientali 

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PRATO. «Zhang Naizhong? Mai sentito». «No, non lo conosco». «Davvero, il nome non mi dice niente». Immaginiamo per un attimo di tornare indietro nel tempo alla Corleone di fine anni Sessanta, quando ancora Totò Riina non era diventato il capo della mafia siciliana. Se fossimo andati a fare la stessa domanda allora ai notabili del paese, il nome di Riina avrebbe probabilmente detto qualcosa a qualcuno. E invece mezzo secolo dopo, a Prato, il nome del presunto “capo dei capi” della mafia cinese, arrestato giovedì mattina con l’accusa di essere al vertice della Cupola, non fa alzare un sopracciglio agli esponenti più in vista della comunità cinese.

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«No, guardi, quel nome non lo conosco - confessa Xu Qiulin detto Giulin, da ottobre presidente dell’Associazione dell’amicizia dei cinesi di Prato - Ho sentito parlare dell’impresa di trasporti Anda ma non ho mai lavorato con loro».

Stessa musica con Gabriele Zhang, predecessore di Giulin alla presidenza: «Stamattina non ho letto i giornali, ho visto qualcosa ieri, ma quel nome non l’ho mai sentito. Il mio pronto moda lavora soprattutto con gli italiani». E allora proviamo con Wang Liping, vicepresidente della Cna. Macché: «Mai sentito questo Naizhong, conosco il nome dell’azienda ma non ci ho mai lavorato. Comunque hanno fatto bene ad arrestarli tutti». Non va meglio all’associazione dei buddisti di piazza del Mercato nuovo. Il presidente è in Cina, ma la segretaria Wang Haiyou giura di non aver mai sentito o conosciuto un cinese di nome Zhang Naizhong.

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Questo, dando per buono che tutti i nostri interlocutori siano sinceri, fa capire che non sarà semplice per i magistrati della Dda andare davanti a un giudice a dimostrare che il solo nome di “baba” Naizhong induceva paura e rispetto in chi lo ascoltava. Perché questo serve per provare l’esistenza di un’associazione a delinquere di stampo mafioso.

Eppure le 322 pagine dell’ordinanza di custodia del gip Moneti che ha portato in carcere, finora, 25 cinesi e altre decine sul registro degli indagati (8 sono ancora irreperibili) sono costellate di quel nome e dei suoi interessi.

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Gli affari pratesi del capo. Zhang Naizhong, conosciuto anche come l’Uomo nero, controlla di fatto l’impresa di trasporti Anda a Roma e la sua succursale pratese in via Toscana, la Cheng Xin, un’impresa che si è fatta il vuoto intorno grazie alle intimidazioni dei concorrenti. In un’altra ditta di trasporti, la Liantong di via del Molinuzzo aveva messo il suo luogotenente Lin Guochun e un terzo socio che fu costretto a cedere praticamente gratis le sue quote. È di fatto suo un locale notturno molto chiacchierato, il Bojue di via Traversa Pistoiese, intestato a un italiano non indagato: in quelle stanze la chetamina non mancava mai, e nemmeno le ragazze disponibili al sesso a pagamento nei privé coi nomi delle grandi città (Parigi, Taipei, Pechino). Erano riconducibili al “capo dei capi” anche il Carolyn’s di via Santa Chiara, tramite il fido Zheng Haifei, e il New Fenice di Roma. A proposito di Zheng Haifei, la polizia ha ascoltato la testimonianza di Weng Deshun, titolare della ditta di trasporti Eurotrans International con sede a Bobigny, in Francia, e succursale a Neuss, in Germania. Weng avrebbe riconosciuto Zheng come uno dei componenti del commando che nel 2007 aveva sparato colpi di mitraglietta contro due dipendenti della sua ditta, a Neuss. Il gruppetto fu poi fermato dalla polizia tedesca e rilasciato perché non c’erano prove, ma poi si è scoperto che si erano procurati le armi a Parigi e avevano compiuto l’assalto armato in Germania.

Tra le attività gestite dal grupo di Zhang Naizhong non potevano certo mancare le bische clandestine, considerata la passione della comunità cinese per il gioco d’azzardo. L’ordinanza di custodia ne fa un elenco partendo da quella di via Curtatone, accanto al ristorante Kai Yue, e proseguendo con quelle di via Berruti 7, un appartamento al sesto piano di un condominio, quella di via Pistoiese 237 e quella di Empoli in piazza Guido Guerra 32. Ce n’era una anche all’Osmannoro, che però non è stata individuata con precisione.

Ma queste probabilmente erano attività secondarie, gestite dal luogotenente pratese del capo tramite suoi sottoposti. I soldi veri Zhang li faceva con le ditte di trasporti e probabilmente con l’usura.
 

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