Sicurezza
M5S: «Un fenomeno sottovalutato dal Pd»
Confindustria: «La comunità cinese collabori con la giustizia». Cgil: «Interrompere il flusso di denaro sporco»
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PRATO. «Ringraziamo Ettore Squillace Greco, da cui tutto è partito, il Servizio Centrale Operativo e la Procura di Firenze per l’operazione “China Truck”. Un colpo al cuore della mafia cinese, che ne esce decapitata, e per questo una boccata d’ossigeno per imprese e cittadini onesti danneggiati dalla sua presenza territoriale» così Gabriele Bianchi, consigliere regionale capogruppo M5S, a commento dei 32 arresti operati su ordinanza del GIP in relazione all’inchiesta.
«Certo leggere che Prato è diventata la capitale europea della mafia cinese a noi pare un segnale evidente e preoccupante, la conferma di quanto diciamo da anni: le istituzioni, la politica, e quindi qui soprattutto chi è maggioranza quindi il Pd hanno sicuramente sottovalutato la presenza delle organizzazioni criminali nella nostra regione” sottolinea il Cinque Stelle che aggiunge «Proprio Biffoni, sindaco di Prato che ieri plaudeva giustamente alla Procura per l’operazione, nel 2013 attaccò il Procuratore nazionale antimafia perché aveva osato allertare tutti delle infiltrazioni mafiose a Prato dove si stavano consolidando i rapporti tra camorra e malavita cinese».
Anche Confindustria Toscana Nord si è espressa sull’operazione contro la mafia cinese. «L’operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e dalla Questura di Prato, alle quali va il nostro plauso, ha evidenziato fenomeni di delinquenza di straordinaria gravità, forse non inaspettati ma comunque mai apparsi con questa evidenza. Pur senza generalizzare, quanto è emerso dalle indagini getta una luce estremamente inquietante sul “sommerso” cinese a Prato e rende evidente quanto l’illegalità diffusa sia un terreno in grado di generare fenomeni molto pericolosi. L’auspicio è che si continui con indagini e controlli, che nel tempo potranno portare Prato fuori da quell’immagine di illegalità che oggi la danneggia fortemente».
«È giusto l’appello del procuratore della Repubblica Nicolosi, che ha invitato la comunità cinese a rompere il muro dell’omertà. Collaborare con la giustizia sarebbe un segnale forte e inequivocabile di presa di distanza da fenomeni patologici che hanno fra i loro effetti anche quello di ostacolare l’integrazione, alimentando pregiudizi e sospetti».
«Ringraziamo gli inquirenti e le forze dell’ordine per il lavoro svolto» dichiara Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem-Cgil.
«L’indagine dimostra che, come diciamo da tempo e abbiamo scritto nel Protocollo per il lavoro dignitoso e la legalità, siamo di fronte a un “sistema” di produzione illegale che investe nell’economia legale. E che come tale va affrontato».
“Oggi– continua Brezzo– è palese che quanto lavorato a Prato non viene “liberamente” trasportato. Siamo sicuri che venga “liberamente” prodotto? Le modalità di lavoro e le retribuzioni “etniche” ci fanno dire di no! ».
«E siccome le indagini durano anni che non possiamo permetterci –conclude Brezzo– bisogna interrompere il flusso di denaro sporco impedendo da subito che si creino e si reinvestano ricchezze enormi sulla pelle di persone fatte lavorare e pagate in quel modo».
«Certo leggere che Prato è diventata la capitale europea della mafia cinese a noi pare un segnale evidente e preoccupante, la conferma di quanto diciamo da anni: le istituzioni, la politica, e quindi qui soprattutto chi è maggioranza quindi il Pd hanno sicuramente sottovalutato la presenza delle organizzazioni criminali nella nostra regione” sottolinea il Cinque Stelle che aggiunge «Proprio Biffoni, sindaco di Prato che ieri plaudeva giustamente alla Procura per l’operazione, nel 2013 attaccò il Procuratore nazionale antimafia perché aveva osato allertare tutti delle infiltrazioni mafiose a Prato dove si stavano consolidando i rapporti tra camorra e malavita cinese».
Anche Confindustria Toscana Nord si è espressa sull’operazione contro la mafia cinese. «L’operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e dalla Questura di Prato, alle quali va il nostro plauso, ha evidenziato fenomeni di delinquenza di straordinaria gravità, forse non inaspettati ma comunque mai apparsi con questa evidenza. Pur senza generalizzare, quanto è emerso dalle indagini getta una luce estremamente inquietante sul “sommerso” cinese a Prato e rende evidente quanto l’illegalità diffusa sia un terreno in grado di generare fenomeni molto pericolosi. L’auspicio è che si continui con indagini e controlli, che nel tempo potranno portare Prato fuori da quell’immagine di illegalità che oggi la danneggia fortemente».
«È giusto l’appello del procuratore della Repubblica Nicolosi, che ha invitato la comunità cinese a rompere il muro dell’omertà. Collaborare con la giustizia sarebbe un segnale forte e inequivocabile di presa di distanza da fenomeni patologici che hanno fra i loro effetti anche quello di ostacolare l’integrazione, alimentando pregiudizi e sospetti».
«Ringraziamo gli inquirenti e le forze dell’ordine per il lavoro svolto» dichiara Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem-Cgil.
«L’indagine dimostra che, come diciamo da tempo e abbiamo scritto nel Protocollo per il lavoro dignitoso e la legalità, siamo di fronte a un “sistema” di produzione illegale che investe nell’economia legale. E che come tale va affrontato».
“Oggi– continua Brezzo– è palese che quanto lavorato a Prato non viene “liberamente” trasportato. Siamo sicuri che venga “liberamente” prodotto? Le modalità di lavoro e le retribuzioni “etniche” ci fanno dire di no! ».
«E siccome le indagini durano anni che non possiamo permetterci –conclude Brezzo– bisogna interrompere il flusso di denaro sporco impedendo da subito che si creino e si reinvestano ricchezze enormi sulla pelle di persone fatte lavorare e pagate in quel modo».
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