La protesta
Camion bruciato, l’ombra della guerra tra concorrenti
Dopo il rogo al Macrolotto, incendiati mezzi in Lombardia e in Inghilterra: fanno tutti la tratta Prato-Nord Europa
PRATO. Potrebbe non essere un caso isolato l’attentato incendiario ai danni di un’impresa di trasporti che nella notte tra il 10 e l’11 novembre 2017 ha fatto danni per oltre 300.000 euro al Macrolotto di Iolo, dove un autoarticolato carico di capi d’abbigliamento fu raggiunto da tre bottiglie molotov. Altri quattro autoarticolati, infatti, sono stati dati alle fiamme successivamente in Lombardia e anche in Inghilterra, fino allo scorso venerdì. Il filo rosso che lega tutti questi episodi è la tratta sulla quale viaggiano i camion che trasportano indumenti: da Prato verso il Nord Europa. E la nazionalità dei proprietari delle imprese di trasporti: pachistano quello di Prato, indiano quello preso di mira in Lombardia.
Fin dall’inizio i carabinieri del Nucleo investigativo di Prato avevano ipotizzato che dietro all’incendio di novembre ci potessero essere contrasti legati alla concorrenza, e quanto accaduto a Suzzara, in provincia di Mantova, li ha rafforzati in questa convinzione. Nella notte tra venerdì e sabato è stato dato alle fiamme un camion Daf di proprietà dell’impresa dell’indiano Manjeet Singh, che trasporta capi d’abbigliamento da Prato verso Belgio, Olanda, Germania e Inghilterra. Altri due semirimorchi della stessa azienda erano stati incendiati il 14 dicembre sempre a Suzzara e pare che un altro camion sia stato bruciato mentre faceva una consegna di capi d’abbigliamento in Inghilterra. Ce n’è abbastanza per ipotizzare che anche l’incendio di Prato faccia parte della stessa serie e sia stato ordinato per lo stesso motivo, cioè nell’ambito di una guerra tra autotrasportatori che si contendono il mercato della distribuzione di capi d’abbigliamento verso il Nord Europa. Se l’ipotesi si rivelerà fondata, bisognerebbe pensare a un gruppo criminale capace di muoversi in giro per l’Italia e con agganci anche all’estero. Un’ipotesi suggestiva che però al momento rimane tale.
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La pista della guerra tra concorrenti, comunque, è più di una suggestione. Sembra che le due imprese di trasporti prese di mira pratichino tariffe molto basse e assicurino tempi di consegna molto rapidi, facendo viaggiare gli autoarticolati con un paio di autisti di scorta al seguito che si danno il cambio fermandosi solo per fare rifornimento. Una pratica che potrebbe aver dato fastidio a qualcuno, fino a indurre i concorrenti passando alle vie di fatto.
Il cittadino pachistano che si trovava all’interno della cabina del camion dato alle fiamme l’11 novembre in via XVI Aprile ha raccontato ai carabinieri di aver visto un uomo col volto coperto da un casco da motociclista che tirava una bottiglia incendiaria verso l’autoarticolato, ma all’attacco hanno partecipato sicuramente anche altre persone, che sono fuggite senza lasciare tracce. Il pachistano era stato lasciato a fare la guardia al carico e non ha potuto far altro che mettersi in salvo, mentre il camion bruciava insieme agli scatoloni appena acquistati dai pronto moda cinesi del Macrolotto di Iolo.
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