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Prato

Il Pd vuole il suo candidato No a quelli imposti da Roma

Il Pd vuole il suo candidato No a quelli imposti da Roma

Approvata all’unanimità la relazione del segretario Bosi, in lizza per un posto Mal di pancia nel centrodestra: Silli pronto a defilarsi senza garanzie

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PRATO. « Il candidato nel collegio uninominale dovrà essere riconosciuto come rappresentativo del territorio». È questo il passaggio centrale della relazione del segretario Gabriele Bosi votata ieri all’unanimità dalla Direzione provinciale del Partito democratico sulle candidature in vista delle elezioni politiche del 4 marzo.

«Ci rendiamo conto della complessità del lavoro nel quale sono impegnati i livelli regionali e nazionali del partito – spiega il segretario – vista la necessità di dare rappresentanza ai partiti alleati del Pd nella coalizione del centrosinistra e anche a figure di spicco della società civile. Detto questo, oggi la direzione del Partito democratico di Prato, partendo dal sostegno alla riconferma del sottosegretario Antonello Giacomelli, si è espressa in modo fermo: il candidato nel collegio uninominale dovrà essere riconosciuto come rappresentativo del territorio, in modo da dare voce con competenza alle sue peculiarità e priorità, come lavoro e immigrazione, temi su cui si concentrerà la campagna elettorale a livello nazionale».

Lo stesso Bosi, insieme a Ilaria Santi, è in lizza per la candidatura nel collegio uninominale. Un fattore da considerare, se sarà accettata la candidatura espressione del territorio, è la ripartizione uomo-donna che deve essere compresa nei limiti 60%-40%. Al momento, dice Bosi, da Roma non hanno chiesto che il candidato pratese sia uomo o donna. Ma c’è comunque la possibilità di un candidato esterno per accontentare gli alleati o un big del Pd. Il nome del verdiniano Riccardo Mazzoni fa storcere il naso a più di uno nel Pd e sarà difficile. «Non ci dimentichiamo che non ci sono più le roccaforti di un tempo - avverte Bosi - Qui nel 2009 abbiamo perso e non si può dire che quello di Prato sia un collegio blindato per il centrosinistra».

Sull’altro fronte, quello del centrodestra, spuntano i primi mal di pancia. Il consigliere comunale di Forza Italia Giorgio Silli, il cui nome circola da tempo come possibile candidato del centrodestra nel collegio uninominale per la Camera a Prato, fa un mezzo passo indietro. O meglio, di fronte alle rivendicazioni di Energie per l’Italia, il movimento guidato da Stefano Parisi che minaccia di correre da solo se non ci sarà un accordo con Berlusconi, Silli avverte che «di fronte a un centrodestra non compatto» valuterebbe «la possibilità di ritirare la candidatura se questa non fosse protetta anche in un qualsiasi listino del proporzionale». Non sembra una semplice schermaglia tattica, anche perché il seggio pratese è “contendibile” , ma il centrodestra sa che sarà comunque questione di centinaia di voti, quelle centinaia che verrebbero a mancare se appunto Energie per l’Italia decidesse o fosse costretta a correre da sola. Portandosi dietro i suoi tre consiglieri comunali (Giugni, Longo, Benelli, in pratica gli ex cenniani).

«Mi stupiscono, di questo intervento, due cose – scrive Silli, che è anche responsabile nazionale immigrazione per Forza Italia – Il fatto che si dia per certa una mia candidatura per il Parlamento (circostanza per niente scontata; io dipendo, come tutti, dagli equilibri con i partiti della coalizione) ed il fatto che sia Parisi a cercare di dettare delle condizioni al presidente Berlusconi. L’ex candidato sindaco di Milano è persona per bene, io ho peraltro grande stima dei membri della sua formazione a Prato: con loro abbiamo fatto battaglie comuni che hanno cercato, negli anni, di portare beneficio a questa città. Vorrei continuare a combattere dalla stessa parte e credo che Parisi a questo proposito dovrebbe andare a Canossa per continuare a cercare una sintesi ed una mediazione più che lanciare ultimatum». Sono convinto che possiamo vincere, dice Silli. «Tuttavia – aggiunge – di fronte a un centrodestra non compatto valuterei la possibilità di ritirare la mia candidatura se questa non fosse protetta anche in un qualsiasi listino del proporzionale». (p.n.)

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