La manifestazione
’Ndrangheta, pratese fra i 170 arrestati
Imprenditore edile di 46 anni originario di Crotone è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa
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PRATO. C’è anche un imprenditore edile residente a Prato fra i 170 arrestati in Calabria durante l’operazione “Stige”, condotta dai carabinieri del Ros nella nottata di mercoledì, che ha portato allo smantellamento della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina, una delle più potenti organizzazioni malavitose della ‘ndrangheta. L’uomo, Antonio Manica di 46 anni, incensurato e originario di Crotone, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. I carabinieri della Compagnia di Prato, insieme ai colleghi del Raggruppamento operativo speciale, lo hanno prelavato nella sua abitazione in città e condotto al carcere della Dogaia. Dai primi accertamenti degli inquirenti, Manica non risulta affiliato alla cosca né alla ‘ndragheta, ma avrebbe fornito un supporto di tipo economico, finanziando, di fatto, il clan, al pari di altri arrestati in varie province italiane. Riguardo alla sua ditta edile pratese, non sono state riscontrate irregolarità e non è stata sequestrata. Quindi, non si tratterebbe di un’attività di riclaggio di denaro né di pagamento di pizzo, quanto di contributi finanziari volontari alle famiglie della cosca.
La maxi-inchiesta coordinata dalla Dda, la direzione distrettuale antimafia, è stata condotta anche con la con la collaborazione delle autorità tedesche (Lka e Bka), in quanto le ramificazioni dell’attività della cosca arrivavano fino in Germania. L’indagine ha portato alla luce un predominio economico da parte della cosca Farao-Marincola che andava dall'accoglienza ai migranti alla fornitura di vino e preparati per la pizza a ristoranti in Germania, dal taglio di alberi al turismo, dalla vendita del pescato dei porti di Cirò Marina e Cariati (Cosenza) alla raccolta e riciclo di materie plastiche e rifiuti solidi urbani.
Un sodalizio che andava a braccetto con la politica e si avvaleva di imprenditori compiacenti se non collusi. Questo lo spaccato emerso dall'operazione Stige che ha portato all'arresto di 169 persone tra Calabria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Germania. Più un ulteriore arresto avvenuto dopo la consegna spontanea di uno degli indagati. Ed in carcere sono finiti anche tre sindaci, uno dei quali, quello di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla, è anche presidente della Provincia di Crotone. Oltre agli arresti, sono stati effettuati sequestri per un valore complessivo di 50 milioni di euro.
Francesco Albonetti
La maxi-inchiesta coordinata dalla Dda, la direzione distrettuale antimafia, è stata condotta anche con la con la collaborazione delle autorità tedesche (Lka e Bka), in quanto le ramificazioni dell’attività della cosca arrivavano fino in Germania. L’indagine ha portato alla luce un predominio economico da parte della cosca Farao-Marincola che andava dall'accoglienza ai migranti alla fornitura di vino e preparati per la pizza a ristoranti in Germania, dal taglio di alberi al turismo, dalla vendita del pescato dei porti di Cirò Marina e Cariati (Cosenza) alla raccolta e riciclo di materie plastiche e rifiuti solidi urbani.
Un sodalizio che andava a braccetto con la politica e si avvaleva di imprenditori compiacenti se non collusi. Questo lo spaccato emerso dall'operazione Stige che ha portato all'arresto di 169 persone tra Calabria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Germania. Più un ulteriore arresto avvenuto dopo la consegna spontanea di uno degli indagati. Ed in carcere sono finiti anche tre sindaci, uno dei quali, quello di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla, è anche presidente della Provincia di Crotone. Oltre agli arresti, sono stati effettuati sequestri per un valore complessivo di 50 milioni di euro.
Francesco Albonetti
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