Sicurezza
Per rubare un’identità basta la parola
Si conclude dopo 10 anni con due condanne il calvario di un artigiano finito al centro di un imbroglio
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PRATO. A tre truffatori è bastato presentarsi all’Ufficio anagrafe del Comune di Prato con la denuncia di smarrimento della carta d’identità per ottenere un duplicato all’insaputa del vero titolare del documento, e con quella carta d’identità hanno chiesto finanziamenti per migliaia di euro, il cui conto è poi arrivato a un malcapitato artigiano.
La storia è emersa ieri al termine di un processo davanti al giudice monocratico Silvio De Luca, che ha condannato Davide Orefice e Andrea Scorretti a un anno e due mesi di reclusione senza la sospensione condizionale della pena. La posizione di un terzo indagato, un albanese irreperibile, era già stata stralciata.
I fatti risalgono al lontano luglio del 2007, quando i tre si presentarono alla stazione dei carabinieri di Iolo per denunciare lo smarrimento di una carta d’identità. Secondo quanto emerso nel processo, fu Davide Orefice a spacciarsi per Mario Galliano (l’ignaro artigiano) portando due testimoni (Scorretti e l’albanese) per confermare che era proprio lui. I carabinieri non avevano modo di sapere che Orefice aveva dato un nome falso, non potendo lui esibire il documento che diceva di aver smarrito, e così fu redatta la denuncia di smarrimento. Subito dopo i tre si spostarono all’Ufficio dell’anagrafe centrale, in piazza San Niccolò, e presentarono la denuncia di smarrimento chiedendo un duplicato del documento.
Qui è accaduto qualcosa di apparentemente inspiegabile, perché all’Anagrafe dovrebbe essere conservata una scheda con tanto di fotografia, ma evidentemente non si pensò di fare il confronto, perché le sembianze di Orefice e Galliano non corrispondono. E così i tre riuscirono a farsi consegnare una nuova carta d’identità, con la quale fu subito chiesto un prestito di 5.000 euro alla Deutsche Bank, furono acquistati con un finanziamento un paio di costosi televisori e furono attivate alcune tessere autostradali.
Davide Orefice, difeso d’ufficio da Vanessa Lascialfari, era accusato di sostituzione di persona e di aver indotto un pubblico ufficiale a commettere un falso, mentre Andrea Scorretti, difeso da Ivan Esposito, solo del secondo reato. Entrambi non erano presenti in aula. Al termine dell’udienza Mario Galliano si è sfogato col giudice De Luca dicendo che in questa vicenda lo hanno rovinato. Di fatto ci sono voluti ben dieci anni per arrivare a una sentenza di primo grado.
«Ho scoperto quello che era successo quando a casa mi è arrivata una lettera della Deutsche Bank in cui mi davano il benvenuto per il finanziamento chiesto alla banca - racconta Galliano - Da quel giorno è iniziato il mio calvario e un sacco di problemi con le banche. Mi hanno rovinato l’esistenza». (p.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
La storia è emersa ieri al termine di un processo davanti al giudice monocratico Silvio De Luca, che ha condannato Davide Orefice e Andrea Scorretti a un anno e due mesi di reclusione senza la sospensione condizionale della pena. La posizione di un terzo indagato, un albanese irreperibile, era già stata stralciata.
I fatti risalgono al lontano luglio del 2007, quando i tre si presentarono alla stazione dei carabinieri di Iolo per denunciare lo smarrimento di una carta d’identità. Secondo quanto emerso nel processo, fu Davide Orefice a spacciarsi per Mario Galliano (l’ignaro artigiano) portando due testimoni (Scorretti e l’albanese) per confermare che era proprio lui. I carabinieri non avevano modo di sapere che Orefice aveva dato un nome falso, non potendo lui esibire il documento che diceva di aver smarrito, e così fu redatta la denuncia di smarrimento. Subito dopo i tre si spostarono all’Ufficio dell’anagrafe centrale, in piazza San Niccolò, e presentarono la denuncia di smarrimento chiedendo un duplicato del documento.
Qui è accaduto qualcosa di apparentemente inspiegabile, perché all’Anagrafe dovrebbe essere conservata una scheda con tanto di fotografia, ma evidentemente non si pensò di fare il confronto, perché le sembianze di Orefice e Galliano non corrispondono. E così i tre riuscirono a farsi consegnare una nuova carta d’identità, con la quale fu subito chiesto un prestito di 5.000 euro alla Deutsche Bank, furono acquistati con un finanziamento un paio di costosi televisori e furono attivate alcune tessere autostradali.
Davide Orefice, difeso d’ufficio da Vanessa Lascialfari, era accusato di sostituzione di persona e di aver indotto un pubblico ufficiale a commettere un falso, mentre Andrea Scorretti, difeso da Ivan Esposito, solo del secondo reato. Entrambi non erano presenti in aula. Al termine dell’udienza Mario Galliano si è sfogato col giudice De Luca dicendo che in questa vicenda lo hanno rovinato. Di fatto ci sono voluti ben dieci anni per arrivare a una sentenza di primo grado.
«Ho scoperto quello che era successo quando a casa mi è arrivata una lettera della Deutsche Bank in cui mi davano il benvenuto per il finanziamento chiesto alla banca - racconta Galliano - Da quel giorno è iniziato il mio calvario e un sacco di problemi con le banche. Mi hanno rovinato l’esistenza». (p.n.)
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