Toscana
Rubano l'identità di un artigiano e fanno acquisti: condannati - Video
Si è concluso dopo dieci anni il processo a carico di due imputati che erano accusati essersi fatti rilasciare il duplicato di un documento intestato a una terza persona ignara. Lo sfogo in aula della parte lesa: "Mi hanno rovinato"
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.16334680:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/prato-lo-sfogo-dell-artigiano-a-cui-hanno-rubato-l-identita-mi-hanno-rovinato/95344/96909]]
PRATO. A tre truffatori è bastato presentarsi all'Ufficio anagrafe del Comune di Prato con la denuncia di smarrimento della carta d'identità per ottenere un duplicato all'insaputa del vero titolare del documento, e con quella carta d'identità hanno chiesto finanziamenti per migliaia di euro, il cui conto è poi arrivato a un malcapitato artigiano.
La storia è emersa oggi, 10 gennaio, al termine di un processo davanti al giudice monocratico Silvio De Luca, che ha condannato Davide Orefice e Andrea Scorretti a un anno e due mesi di reclusione senza la sospensione condizionale della pena. La posizione di un terzo indagato, un albanese irreperibile, era già stata stralciata.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.16334673:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16334673:1652432068/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
I fatti risalgono al lontano luglio del 2007, quando i tre si presentarono alla stazione dei carabinieri di Iolo per denunciare lo smarrimento di una carta d'identità. Secondo quanto emerso nel processo, fu Davide Orefice a spacciarsi per Mario Galliano (l'ignaro artigiano) portando due testimoni (Scorretti e l'albanese) per confermare che era proprio lui. I carabinieri non avevano modo di sapere che Orefice aveva dato un nome falso, non potendo lui esibire il documento che diceva di aver smarrito, e così fu redatta la denuncia di smarrimento. Subito dopo i tre si spostarono all'Ufficio dell'anagrafe centrale, in piazza San Niccolò, e presentarono la denuncia di smarrimento chiedendo un duplicato del documento.
Qui è accaduto qualcosa di apparentemente inspiegabile, perché all'Anagrafe dovrebbe essere conservata una scheda con tanto di fotografia, ma evidentemente non si pensò di fare il confronto, perché le sembianze di Orefice e Galliano non corrispondono. E così i tre riuscirono a farsi consegnare una nuova carta d'identità, con la quale fu subito chiesto un prestito di 5.000 euro alla Deutsche Bank, furono acquistati con un finanziamento un paio di costosi televisori e furono attivate alcune tessere autostradali.
Davide Orefice, difeso d'ufficio da Vanessa Lascialfari, era accusato di sostituzione di persona e di aver indotto un pubblico ufficiale a commettere un falso, mentre Andrea Scorretti, difeso da Ivan Esposito, solo del secondo reato. Entrambi non erano presenti in aula. Al termine dell'udienza Mario Galliano si è sfogato col giudice De Luca dicendo che in questa vicenda lo hanno rovinato. Di fatto ci sono voluti ben dieci anni per arrivare a una sentenza di primo grado.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
