Il Tirreno

Prato

Il bello dell’incompletezza Latini e il suo Pirandello

Il bello dell’incompletezza Latini e il suo Pirandello

L’attore e regista parla dello spettacolo “I giganti della montagna” che da domani fino a domenica porterà in scena al teatro Metastasio

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PRATO. Il suo rapporto con Prato e con il Metastasio dura da anni. «Sì – conferma Roberto Latini – è un rapporto pluriennale. Sono stato al Metastasio in varie fasi già quando era direttore Federico Tiezzi e con lui ho recitato in ‘Romeo e Giulietta’ nel ruolo di Mercuzio. Poi cinque anni fa ho fatto una produzione del Met andata in scena al Fabbricone, sono stato a Contemporanea e lo scorso anno ho curato la regia di “Quartett’ di Heiner Muller (produzione del Metastasio, ndr), andato in scena al Fabbrichino».

Inizia il 2018 e Latini torna di nuovo al Metastasio nelle vesti di attore e regista ne “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello. Lo spettacolo sarà in scena da domani a domenica 14 gennaio al teatro Metastasio (orari: feriali ore 20,45, sabato 19,30 e domenica alle 16,30).

Sul palco non vedremo attori che interpretano la contessa Ilse, il conte suo marito oppure Spizzi e Cromo ma il pubblico troverà solo Roberto Latini. «Non ho mai pensato di fare tutti i personaggi bensì il testo – racconta l’artista – Perché sono le parole le protagoniste. Quelle parole sorprese, combinate. C’è un qualcosa di sospeso che dà lo spazio all’immaginazione». “I giganti della montagna” è l’ultima opera pirandelliana ed è un dramma incompiuto. E Roberto Latini ammette la sua attrazione per i testi incompiuti: «Quando un autore mette il punto e fa calare il sipario ha la possibilità di tornare indietro e revisionare quanto composto. Nei ‘Giganti’ no, questo è un testo aperto, non concluso. Dove c’è il bello dell’incompletezza».

Poi l’attore e regista si sofferma sull’opera di Luigi Pirandello: «Un autore fondamentale per noi – dice – Sempre più raramente si portano in scena testi in lingua originale. Penso, appunto, a Pirandello, alla bellezza della costruzione della frase, alla sensazione della luce in alcuni passaggi dei suoi testi».

L’adattamento di Latini dei “Giganti della montagna” (che con lo spettacolo ha vinto il premio della critica 2015) è, dunque, un invito all’immaginazione, di trasformare la vicenda della scalcagnata compagnia teatrale guidata dalla contessa Ilse in una partitura per unica voce, coronata dalla musica di Gianluca Misiti (Premio Ubu 2015), inscritta in una scenografia crepuscolare e misteriosa realizzata da Silvano Santinelli, sovrastata da video proiezioni di Barbara Weigel e con i giochi di luci di Max Mugnai. Latini nel 2017 ha ricevuto il premio Ubu come miglior attore.

«E’ il secondo che ricevo in pochi anni – commenta – E' un onore ma anche una responsabilità e sicuramente una grande soddisfazione».

Azelio Biagioni

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