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Arte, Firenze chiama due pratesi

Arte, Firenze chiama due pratesi

Risaliti nuovo direttore del museo del ‘900. Un’opera della Zanetti in tribunale

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PRATO. Firenze chiama Prato, anche per l’arte contemporanea. Dopo la nomina a soprintendente dell’Opificio delle pietre dure a Marco Ciatti e a Irene Sanesi come presidente dell’Opera di Santa Croce, ora Firenze ha chiamato altri due pratesi, Sergio Risaliti e Virginia Zanetti stavolta per prestigiosi incarichi nell’arte contemporanea. Nei giorni scorsi infatti il sindaco Dario Nardella ha nominato Sergio Risaliti nuovo direttore artistico del museo del Novecento, aperto dal 2014 in piazza Santa Croce.

Risaliti, storico dell’arte, critico e giornalista, collaborava già da alcuni anni con l’amministrazione comunale fiorentina, curando una serie di mostre, allestite con opere monumentali anche in vari spazi esterni come Piazza Signoria e Forte Belvedere. La nomina di Risaliti ha avuto tempi rapidissimi, mentre al Centro Pecci dopo quasi tre mesi dalla chiusura della “call” internazionale per trovare un nuovo direttore, non c’è ancora la rosa di massimo 5 nomi, scelti fra i 9 candidati che hanno fatto domanda da una commissione di tre esperti. Toccherà poi al cda della fondazione scegliere il nuovo direttore in questa rosa. Il Centro Pecci infatti è senza direttore dal 1 gennaio scorso e chissà fino a quando, mentre si avvicina la scadenza del 25 giugno 2018, quando il museo festeggerà 30 anni di vita.

Il secondo pratese chiamato a Firenze, stavolta è una giovane arista Virginia Zanetti, vincitrice del concorso indetto dal comune di Firenze per l’installazione di opere d’arte nel nuovo Palazzo di giustizia di Firenze e le aree vicine a Novoli. I vincitori sono stati 5 su 228 partecipanti, ma Zanetti è una dei due under 35, a cui sono andati 68 mila euro ciascuno, comprese le spese produzione e per l’installazione. L’opera di Virginia, già posata all’ingresso del tribunale lato san Donato, è un tunnel di una lega metallica profondo 2 metri, alto 3 metri e largo 4 metri, con un arco a tutto sesto, forato secondo le proporzioni delle stelle a magnitudine 5 – cioè le stelle visibili ad occhio nudo – tratte dalla mappa del cielo nella porzione delle costellazioni della Vergine e della Bilancia.

Il titolo è “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. L’opera, realizzata per essere attraversata dalle persone, diventa un’apertura fisica e spirituale, che connette l’infinitezza dell’universo con la vastità dell’interiorità umana, capace di elevarsi dall’abisso e percepire la legge morale dentro sé.

Riccardo Tempestini

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